Castel Sant’Elia – “Sono inabile al lavoro al cento per cento, sono disabile, invalida civile al cento per cento senza revisione. Ho delle malattie croniche degenerative, per poter camminare ho bisogno dell’ausilio del deambulatore e della carrozzina. Sono qui per chiedervi aiuto per me e spero per quelli dopo di me, per noi disabili”. È il grido di aiuto che Fernanda Paparelli ha mandato a Tusciaweb direttamente dall’ospedale Andosilla di Civita Castellana dove nei giorni scorsi ha subito un intervento di ben nove ore.
Fernanda Paparelli
Ancora stremata e frastornata ha deciso di affidare al quotidiano la sua voce, chiedendo che le venga riconosciuto il diritto all’assistenza con la 104 continuativa. Una necessità assoluta, vista l’impossibilità di poter stare in piedi e non potersi occupare personalmente dei pasti e della cura personale.
Chiede aiuto per se stessa e per tutte le persone che come lei spesso rimangono inascoltate.
“Qui si interessano di tutto, di aria pulita, di aria meno pulita ma delle persone come noi no, noi siamo cittadini di categoria zero – racconta Fernanda -. Io mi chiamo “doppio zero” come la farina, perché se cade in terra non perdi tempo a raccoglierla. La spazzi via. E così siamo noi. Siamo considerati meno della farina.
Fernanda Paparelli
Detto ciò vi chiedo aiuto in quanto disabile, in questo momento sono all’ospedale di Civita Castellana, ho subito un intervento di nove ore. Nove ore – sottolinea -. Tra pochi giorni, forse mercoledì o giovedì (28 e 29 agosto, ndr) verrò dimessa.
Mia nipote ha la 104 di tre giorni al mese, ma in questo caso ho chiesto quella consecutiva perché adesso che vado a casa non posso fare la maratona dei tre comuni e nemmeno la corsa campestre. Ho bisogno, per almeno dieci o quindi giorni, un mese, che mi vengano fatti la colazione, il pranzo e la cena”.
Ma nel presentare una richiesta di aiuto più consistente, Fernanda ha avuto una brutta e inaspettata sorpresa.
“Ho chiesto la 104 continuativa e ho avuto la sorpresa e lo schifo del vederla rifiutata in quanto abitiamo tutte e due (lei e la nipote, ndr) nel comune di Castel Sant’Elia. Solo che io abito in località San Paolo, lei abita in via Rita Levi Montalcini, a un chilometro e mezzo. Hanno detto che non la possono accettare perché abitiamo nello stesso comune.
La accettano – spiega – solo attivando una domanda di trasferimento di residenza. Cioè, lei risiede già a Castel Sant’Elia e deve fare trasferimento da via Rita Levi Montalcini a località San Paolo. Tutto questo, anche volendolo fare, ha i suoi tempi e io non ho tempo. E poi trovo assurdo che abitando nello stesso paese uno debba cambiare residenza e sconvolgere un nucleo familiare già costruito, anche affettivamente. Per quale motivo? Per assistermi deve cambiare residenza, a titolo di che? Beh, ci sono arrivata un po’ tardi”.
Fare questo cambiamento porterebbe a Fernanda e alla nipote complicazioni notevoli e cambiamenti anche a livello fiscale.
“Se porta la residenza a casa mia – continua Fernanda – automaticamente lei (la nipote, ndr) fa nucleo familiare, il mio reddito aumenta, mi tolgono tutti i bonus e lei si trova in difficoltà perché, con il suo compagno convivente, diventa non più convivente, e sotto l’aspetto fiscale delle detrazioni di mutui di prima casa, se la prende in quel posto – racconta senza mezzi termini -. Io non lo trovo giusto. Ma non perché sono io, anche se fosse accaduto a un’altra persona. Quello che mi preoccupa è questo, che non sono la prima e non sarò nemmeno l’ultima. Comunque mi ritrovo così”.
Fernanda ha tentato anche di contattare l’assistenza sociale nel suo paese ma anche qui il riscontro non sarebbe stato dei migliori.
“Ho attivato gli assistenti sociali del mio paese – spiega -, mi hanno detto che vedranno quello che possono fare, che non hanno la legge attivata per le emergenze, cioè, sto in lista. Io fra venti giorni o un mese o sono morta o sono resuscitata, forse meglio la prima, che sono morta, perché se non vengo nutrita… Io non posso, non ce la faccio, non posso alzarmi dal letto, mettermi dritta in cucina a fare cose, perché sono stata operata nove ore, sono portatrice di ileostomia permanente da tre anni, ho subito negli ultimi tre anni 12 interventi, tutti in anestesia totale, ho una pancia che è una cartina geografica e sto combattendo con la vita ogni giorno, sia mentalmente che fisicamente.
Ho altre malattie degenerative da anni, ho una neuropatia alle gambe, deambulo con il deambulatore o la carrozzina o qualcuno che mi sorregge.
Questa è la mia merda di vita, non ho mai chiesto niente, né al comune, né a nessuno. Chiedo all’Inps un diritto e mi viene negato per la residenza.
Se mia nipote fosse stata residente in un comune qui vicino anche a trenta chilometri o a due – conclude Fernanda -, poteva chiedere la dimora temporanea, allora sia fiscalmente che tutto, non avrebbe comportato niente, né a lei né a me”.
Ma così non è andata: Fernanda non sa che fare e teme di rimanere inascoltata in un momento in cui non dovrebbe.
Elisa Cappelli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY