Viterbo – Cari lettori è stato abbastanza difficile per me scegliere un argomento da cui partire per iniziare questa rubrica sul mondo della nutrizione e del corretto stile di vita, ci ho pensato molto e alla fine sono giunta alla conclusione di iniziare a parlare della circonferenza del nostro punto vita e dall’infiammazione. In primo luogo perché la pancia è la prima cosa che notiamo di noi stessi, che ci dà fastidio, che non ci piace e vogliamo buttare via, in secondo luogo perché non tutti conoscono l’importanza di questa misurazione per la nostra salute e la sua correlazione con l’infiammazione.
Linda Ursino
Oggi la circonferenza vita rappresenta, sia per l’uomo che per la donna, un importantissimo predittore di rischio cardiovascolare e metabolico, vediamo il perché.
Il grasso che viene accumulato a livello della pancia è diverso da quello presente in altre parti del nostro corpo.
Il grasso addominale è un tessuto infiammato, disfunzionale e ipertrofico, viene considerato oggi un vero e proprio organo endocrino, perché non se ne sta fermo lì senza fare nulla ma produce. Cosa produce?
Oltre a produrre sostanze chiamate Adipochine, Leptina e Adiponectina, produce e manda in giro anche delle sostanze che essendo pro-infiammatorie vanno a creare e fomentare lo stress ossidativo che a sua volta produce radicali liberi che andranno a intaccare le nostre cellule creando e contribuendo a quell’infiammazione di basso grado e silente di cui tanto ultimamente si sente parlare. Questo stato di infiammazione cronico, ci predispone poi a numerose patologie che caratterizzano i nostri tempi: malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni, tumori e invecchiamento precoce dei nostri tessuti, le cosiddette “malattie non trasmissibili”.
Il grasso accumulato sulla pancia e il rischio cardiovascolare e metabolico
Quando il nostro stile di vita ci porta a superare certi limiti, quindi se mangiamo molto e male e ci muoviamo poco, accade che il grasso comincerà a depositarsi dove non deve, cioè a livello viscerale intasando i nostri organi vitali che via via lavoreranno in maniera sempre meno efficiente e disfunzionale.
Il fegato, ad esempio, comincerà a intasarsi di lipidi, perché nel contempo si sviluppa un’insulino resistenza che darà luogo al peggioramento di tutto questo circolo vizioso.
Cosa si può fare quindi? Come si può agire?
Va subito chiarito che non ci sono integratori magici che ci faranno cambiare aspetto solo ingurgitandoli. Quello che conta, e che farà la differenza, sarà capire e decidere a livello profondo di cambiare, di non autogiustificarsi (sono stanco, lavoro troppo, non ho tempo), cominciare a fare scelte consapevoli, scelte per la nostra salute, quindi mangiare bene, prediligendo alimenti meno processati possibili, facendo attenzione al giusto introito di verdura e frutta, perché sono ricchi di fibre e di sostanze antiossidanti che ci aiutano proprio a combattere l’infiammazione. Nel contempo vanno ridotti al minimo gli zuccheri semplici e i grassi saturi e cominciare a muoversi di più. Fare passeggiate, salire le scale, astenersi dal fare la dieta dell’amica o della cugina o del vicino di casa, ma rivolgersi a un professionista della nutrizione che elaborerà per voi un piano alimentare personalizzato per le vostre condizioni e obiettivi, non solo, vi aiuterà a comprendere meglio l’importanza di seguire determinate abitudini e a sostenerle per sempre.
Perché la dieta sì è importante, ma lo è molto anche il dopo, cioè mettere in pratica quello che si è imparato e sentire il beneficio che si prova seguendo la ciclicità della natura e dei prodotti che ci regala.
Quindi l’alimentazione come cura per i nostri organi e non come causa di malattia. E vivere una sana alimentazione non più come una restrizione, ma come una scelta consapevole.
Linda Ursino
Biologa nutrizionista
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