Civita di Bagnoregio
Bagnoregio – (sil.co.) – “Come si vive nel paese che muore”, è il titolo di un articolo di Isaia Invernizzi pubblicato lo scorso 24 febbraio sul Post. “Civita di Bagnoregio è isolata e allo stesso tempo visitata ogni giorno da migliaia di persone, una condizione unica e complicata per i suoi 13 abitanti”, sottolinea il giornalista, ricordando che due di loro sono Maurizio Rocchi e la moglie, i quali tredici anni fa si sono trasferiti nel borgo dove Maurizio ha le sue origini. Invernizzi cita anche un’altra residente, Rossana Medori, 77 anni, nata a Civita dove da sempre vive nella casa dei nonni, accanto alla chiesa di San Donato, nell’unica grande piazza del paese.
The Post ricorda come si sia passati dai 40mila visitatori del 2010 al milione del 2019, che hanno spinto il comune a interrogarsi sui rischi del cosiddetto overtourism, cioè il sovraccarico di turisti. “Bagnoregio – ricorda – è stato uno dei primi comuni in Italia a introdurre un pagamento per regolare e limitare l’arrivo dei turisti. Dal 2013 chiunque passa sul ponte di accesso deve pagare un biglietto: inizialmente era di 1,5 euro, saliti poi a 3 e ancora fino agli attuali 5. Grazie a questo contributo le tasse comunali sono bassissime. Tra le altre cose, gli incassi servono a sostenere i costi dei cantieri per contrastare il dissesto idrogeologico dovuto all’erosione, che non si ferma mai”.
Civita di Bagnoregio – Rossana Medori sulla pagina Facebook “Civitavive”
“Quando era piccolo, Maurizio Rocchi veniva a Civita solo d’estate, nella casa che da sempre era della sua famiglia – spiega Isaia Invernizzi – nacquero qui i suoi nonni e anche suo padre, che tuttavia negli anni Settanta lasciò il paese insieme a molti altri abitanti, in cerca di comodità. Rocchi è tornato dopo aver ristrutturato con pazienza la casa di famiglia, dove abita con la moglie. Le condizioni di chi abita a Civita sono molto particolari, uniche in Italia: si vive quasi isolati eppure ogni giorno a contatto con migliaia di persone provenienti da quasi ogni parte del mondo“.
“Far fronte alle scomodità è tutta una questione di organizzazione – spiega Rocchi – gli abitanti possono usare un motorino per superare il ponte, ma solo la mattina presto o la sera tardi perché se c’è molta gente è pericoloso. L’auto viene lasciata in un parcheggio oltre la valle e gli spostamenti dipendono molto dal meteo: quando piove, tira vento o si forma il ghiaccio è tutto più difficile. Si cerca di fare poche grandi spese e di gestire le scorte perché se manca qualcosa non si può andare al negozio sotto casa”.
“Dimenticare qualcosa in macchina è un vero disastro – prosegue ricordando alcune scarpinate su e giù dal ponte – a Civita vale un proverbio, nel nostro caso con un significato letterale: chi non ha buona testa, ha buone gambe”. Lui fa il poliziotto, capo coordinatore della polizia stradale di Orvieto, e gli capita di tornare a notte fonda o alla mattina presto: “Vedere l’alba e stellate spettacolari su Civita, senza nessuno, in un silenzio ‘assordante’, non ha prezzo”.
Rossana Medori, invece, aiuta le figlie nella conduzione di un ristorante. “I miei genitori – ricorda in una intervista sulla pagina Facebook “Civitavive” – coltivavano campi nella valle dei Calanchi, verso Lubriano. Ogni giorno salivano e scendevano dal paese col mulo. Erano gente semplice, ma non ci mancava niente per vivere. Si stava bene, le case erano tutte abitate. Le sere d’estate, quando tutte le famiglie si riunivano a parlare in piazza, erano bellissime”.
“Oggi – prosegue Rossana Medori – c’è tanta gente, Civita è cambiata, ma in meglio, abbiamo più comodità. Mia mamma andava e veniva da Bagnoregio a piedi con le buste della spesa, quando c’erano cose pesanti andava anche mio padre con l’asinello. Noi abbiamo i motorini e anche altri mezzi per muoverci”.
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