Viterbo – “Lavoreremo per promuovere il nostro patrimonio imprenditoriale, punteremo sulla formazione, sulla green economy e sulla transizione digitale”. Andrea Belli, nuovo presidente di Unindustria Viterbo, racconta il percorso che andrà a intraprendere alla guida dell’associazione territoriale.
Una visione che parte dalla consapevolezza che “l’impresa è è il cuore pulsante di un paese” e che “nella Tuscia ci sono tante aziende di rilievo”.
Andrea Belli
Prende le redini da Sergio Saggini. Un’eredità di 4 anni in cui si è lavorato molto per il territorio. Un percorso che potrà andare avanti anche nel segno della continuità?
“Sicuramente il percorso sarà in continuità con quanto già messo in campo da Sergio Saggini. A lui mi lega un’amicizia e una profonda stima. Essendo colleghi, abbiamo condiviso tutte le scelte fatte da Unindustria sul territorio. Come presidente di Ance, ruolo che ricoprirò ancora per pochi giorni, abbiamo lavorato sempre insieme e continueremo a farlo, all’insegna anche di un percorso di continuità e, a tal proposito, colgo l’occasione per ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per il territorio. Ha portato avanti un grande lavoro di sviluppo associativo, riuscendo a far crescere l’associazione. Sergio rimane una figura centrale e importante dell’associazione. Insieme continueremo a lavorare anche perché, tra l’altro, Sergio fa parte, insieme a me, del comitato dei presidenti con una delega al Fisco. È la prima volta che due viterbesi fanno parte del Comitato regionale e questo testimonia il buon lavoro fatto”.
In particolare quali sono gli elementi che Sergio Saggini ha valorizzato nel territorio e che possono essere un’eredità?
“Innanzitutto la cosa più bella che ha fatto Sergio è stata quella di creare un grande spirito di gruppo, grazie all’organizzazione di tanti eventi formativi e anche alle tante iniziative colloquiali. Ha portato avanti una linea che ha cementificato le relazioni e i rapporti, rendendo così l’associazione viva e in crescita. Sarà quindi questo un aspetto che sicuramente cureremo.
E proseguiremo anche sulla strada della formazione, tema particolarmente attenzionato da Sergio. La formazione è difatti centrale perché bisogna investire sul nostro capitale umano. In un mondo che cambia così rapidamente, anche l’imprenditore ha bisogno di continui input, dalla transizione digitale, alla green economy. Inoltre punteremo sulla responsabilità sociale dell’impresa perché anche i finanziatori valutano ormai le aziende in base a come gestiscono l’ambiente e la sostenibilità, nonché i rapporti con i collaboratori.
Lavoreremo quindi sotto tanti e diversi punti di vista per fare in modo che le imprese di Viterbo possano rappresentare un traino a livello regionale, come lo sono in molti settori”.
Si è già interfacciato con il nuovo presidente Giuseppe Biazzo? Avete già pensato a quale sinergia mettere in atto per la crescita del territorio della Tuscia?
“Con il presidente Giuseppe Biazzo ci siamo già interfacciati e abbiamo un rapporto amichevole, mosso anche da una comunione di intenti per la crescita e valorizzazione del territorio. Quando si pensa a Unindustria regionale di solito la si associa a una realtà romanocentrica, invece il presidente Biazzo ha una policy molto attenta ai territori.
Abbiamo diversi progetti in mente e sicuramente abbiamo già deciso che ci saranno molti incontri sui territori con la presenza del presidente. Anche perché la regione Lazio basa la sua ricchezza su Roma, ma anche sulle quattro province e dobbiamo vedere la vicinanza con la capitale come un’opportunità. Fare sinergia con Roma è difatti fondamentale e rappresenta un fattore di sviluppo. Isolarci e fare forza solo sulla bellezza della nostra provincia non ci porta lontani. E su questo deve dire che Unindustria è stata anticipatrice nei tempi perché quando fai un’unione regionale è vero che da una parte perdi un po’ di potere, ma allo stesso tempo ti apri a un mondo di opportunità. Secondo me essere un’associazione regionale, con i presidenti di area territoriale, è il giusto compromesso per valorizzare la territorialità e cogliere l’opportunità di un’associazione che si muove in grande e che ha tra gli associati anche delle grandi multinazionali”.
Nella sua visione qual è il valore dell’impresa sul nostro territorio?
“In generale l’impresa è uno degli asset più importanti di una nazione, è il cuore pulsante di un paese. A mio avviso andrebbe fatto di tutto, ovviamente nel rispetto delle leggi, per far prosperare l’impresa perché così facendo si ha un riflesso a cascata su tutto il resto. Inoltre oggi l’imprenditore ha un’attenzione sul sociale e sul capitale umano diversa rispetto a quella che si poteva avere anni fa. Questa componente è fondamentale perché l’impresa senza collaboratori validi, in grado di lavorare serenamente, non può fare niente. Stesso discorso per il benessere del territorio, con un’attenzione all’ambiente che può portare solo vantaggi.
A Viterbo e in provincia ci sono tante imprese che hanno anche una valenza nazionale e internazionale, con una policy innovativa volta alla crescita, in grado di generare ricchezza sul territorio. Credo che il loro ruolo andrebbe maggiormente valorizzato perché magari c’è poca conoscenza del patrimonio imprenditoriale che abbiamo. Nella Tuscia sono tante le realtà di rilievo, come imprese agroalimentari, turistiche, edili, tessile, nel settore ceramico”.
Quali i suoi obiettivi per il prossimo quadriennio? Quali le priorità specifiche da affrontare per il territorio della Tuscia?
“Sicuramente concentreremo tutti gli sforzi nel promuovere il patrimonio imprenditoriale che abbiamo. Lavoreremo anche molto sulla formazione, sulla transizione e sulla green economy. Anche perché lo sviluppo sostenibile è un passaggio che molte aziende hanno fatto e che altre stanno percorrendo. Un passaggio che è imprescindibile, ma dove spesso le leggi europee sono un po’ troppo veloci rispetto alla capacità di adeguarsi. Bisogna quindi agire nei tempi e nei modi che permettano a un’impresa di non andare fuori mercato, specialmente in un contesto internazionale dove molte nazioni non sono così attente così come noi lo siamo in Europa. Inoltre un ulteriore aspetto su cui insisteremo è la transizione digitale perché migliora la produttività e l’efficienza di un’azienda. Su questo molto probabilmente faremo un focus anche sul nostro territorio viterbese perché vogliamo che l’imprese siano al passo con i tempi”.
Unindustria ha un ruolo fondamentale nel confronto sia con gli imprenditori sia con le istituzioni. Come pensa che questo rapporto potrà essere portato avanti in questi prossimi 4 anni? Su cosa bisognerà insistere?
“Credo che il rapporto con le istituzioni debba sempre basarsi su un reciproco rispetto dei ruoli che si ricoprono. Per noi chi governa è la nostra controparte, nell’ottica che chi amministra è stato eletto con un voto libero e democratico. Il nostro ruolo è però quello di essere franchi e diretti nel sottolineare sia ciò che va bene sia ciò che può essere migliorato. Le imprese fondamentalmente chiedono che si crei quell’humus per generare crescita nel rispetto della legalità. E, allo stesso tempo, ci aspettiamo regole e tempi certi, con scelte coraggiose ma che possano far sviluppare imprese sane in grado di portare ricchezza sul territorio”.
Unindustria ha sempre avuto un ruolo nella vita culturale della Tuscia, quali sono i suoi programmi in questo campo?
“Su questo proseguiremo sicuramente sulla strada tracciata da Sergio Saggini. Un percorso che anche come Ance abbiamo portato avanti e su cui abbiamo investito. Credo che lo sviluppo culturale della città possa portare benessere all’intero del territorio e in tutti i campi. In questi anni Ance e Unindustria sono stati partner di tutti i più importanti progetti che ci sono stati e credo che continueremo su questa strada. Finanzieremo progetti e iniziative su cui abbiamo già investito, tendendo a scegliere quelli che possono veramente portare lustro al territorio”.
Una delle questioni che nel mondo le imprese stanno affrontando è quella dell’intelligenza artificiale. Già alcune aziende viterbesi ci stanno lavorando. Pensa di intervenire in questo campo?
“Nei prossimi anni lavoreremo tanto sull’intelligenza artificiale, sia investendo nella formazione sia organizzando eventi con relatori esperti in materia. Dobbiamo partire dal presupposto che l’intelligenza artificiale entrerà nelle nostre vite e questo è inevitabile. Sarà una rivoluzione anche a livello produttivo e andranno gestiti sia gli aspetti migliorativi sia quelli meno positivi che potrebbero verificarsi. Mi sento però di affermare che molto probabilmente avremo molte più opportunità che lati negativi”.
Può dare qualche numero che illustri meglio il peso di Unindustria e la sua attività a livello regionale?
“Unindustria a livello regionale associa circa 3 mila imprese e all’incirca 300 mila dipendenti. In questi anni siamo cresciuti molto, aumentando sia la base associativa che il numero di dipendenti rappresentati”.
Dovrà abbandonare il ruolo di presidente Ance? Come avverrà il cambio?
“A metà o fine ottobre ci sarà la votazione e l’elezione del nuovo presidente. La mia carica decadrà nello stesso giorno che verrà eletto il mio successore. Per qualche tempo avrò ancora il doppio incarico”.
Quali le linee programmatiche che intende portare avanti in particolare per i giovani che iniziano a interfacciarsi con il mondo delle imprese?
“Questo è sicuramente un aspetto su cui insisteremo. In particolare perché qui le aziende scontano il fatto che molti giovani decidono di andare a realizzare i propri sogni all’estero, generando un’emorragia di talenti, competenze e risorse. In questo campo bisognerà quindi lavorare parallelamente lungo due strade.
Da una parte bisognerà far conoscere meglio le nostre imprese e creare quelle opportunità in grado di invogliare i ragazzi a rientrare nelle nostre aziende viterbesi, magari arricchendone la struttura proprio con la loro esperienza maturata all’estero. Bisognerebbe far comprendere che è cool lavorare nel nostro territorio. Un aspetto su cui si potrebbe ragionare anche insieme all’università, per essere attrattivi verso i giovani e far conoscere le reali opportunità che le aziende viterbesi possono offrire anche a chi ha una preparazione alta. Anche perché, e questo è un altro fattore che non va sottovalutato, qui la vita quotidiana è economicamente più vantaggiosa rispetto alle grandi città.
Come secondo elemento invece bisognerà invogliare i giovani a fare impresa nel nostro territorio, creando un terreno fertile per sviluppare e promuovere le loro capacità nella Tuscia”.
Maurizia Marcoaldi
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