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Viterbo - Il ministro all'Ambiente Pichetto in commissione Ambiente della Camera fa il punto sul sito per il quale nella Tuscia sono state individuate una ventina di zone - Tempi lunghi e procedure che nel frattempo potrebbero cambiare

“Deposito nazionale rifiuti radioattivi, autorizzazione nel 2029 e messa in esercizio nel 2039”

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Viterbo – (g.f.) –  “Deposito nazionale rifiuti radioattivi, autorizzazione nel 2029 e messa in esercizio nel 2039”. Il ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto in commissione Ambiente e attività produttive della camera ha fatto il punto sulla procedura per localizzare il deposito, per il quale su 51 aree individuate, una ventina rientra nei confini della Tuscia.


Gilberto Pichetto Fratin

Gilberto Pichetto Fratin


I tempi non saranno brevi, quindici anni, salvo imprevisti e non è detto che nel frattempo non cambino di nuovo le leggi o non intervengano novità a livello europeo. Intanto, la procedura di valutazione ambientale strategica richiederà un considerevole lasso di tempo, anche per l’ascolto delle realtà locali.

“Le aree individuate per la costruzione del deposito sono a oggi 51 – ha ricordato Pichetto – quella pubblicata è ancora una proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee che non può essere considerata definitiva fino al completamento della procedura di Valutazione Ambientale Strategica.

Vas che non solo potrà consentire alle amministrazioni locali di partecipare al processo decisionale, ma anche offrire opportunità d’approfondire i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione del deposito”.

Una volta avuto l’ok: “Solo al termine di questa fase, Sogin potrà eventualmente aggiornare la carta nazionale delle aree idonee, sulla base delle considerazioni emerse durante la Vas”. Ovvero, togliere o aggiungere realtà locali.

Quindi: “Solo dopo l’approvazione definitiva della Cnai – ha aggiunto il ministro – si potrà avviare la procedura per acquisire eventuali manifestazioni d’interesse da parte di regioni ed enti locali”.

Pichetto ha sottolineato come: “La gestione sicura dei rifiuti radioattivi è un obbligo che l’Italia ha non soltanto nei confronti dell’Unione europea, ma soprattutto nei confronti dei propri cittadini di oggi e delle generazioni future”.

Quindi ha ipotizzato la tabella di marcia: “Se tutte le fasi procedurali andranno a buon fine, si potrà ottenere l’autorizzazione unica per il Deposito Nazionale nel 2029 e la messa in esercizio nel 2039”.

Tempi necessariamente lunghi, sottolinea il ministro all’Ambiente: “In parallelo all’individualizzazione del sito per il deposito, negli ultimi tempi stiamo anche valutando soluzioni alternative, con pari livello di sicurezza e stiamo effettuando le opportune analisi preliminari con Sogin e Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione”.

Il deposito nazionale dovrà ospitare residui radioattivi ad alta intensità, che essenzialmente l’Italia non produce più dalla chiusura delle centrali nucleari. Si trovano all’estero, per lo più in Francia e qualche barra in Piemonte. Non è detto che possano emergere scenari e destinazioni diverse.

Resterebbero residui a bassa intensità. Derivano da lavorazioni ospedaliere, che trovano posto in un centinaio di siti in Italia. Pure in questo caso, dalle indiscrezioni che circolano, si starebbe pensando a una concentrazione, in un numero più limitato, con strutture all’avanguardia.


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10 ottobre, 2024

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