Viterbo – “Gesù ha deluso le speranze. Quando è morto sulla croce infatti era solo, con lui soltanto Giovanni”. Monsignor Erio Castellucci vice presidente della Cei, la comunità episcopale italiana, e arcivescovo di Modena l’altro giorno a palazzo dei Papi a Viterbo per l’assemblea diocesana. “Per rilanciare in prospettiva – spiega il vescovo Orazio Francesco Piazza – la vita della comunità. Per vedere la bellezza di ciò che si sta sperimentando. Per dare tempo alle cose di poter maturare”.
“Responsabilità, pazienza, solidarietà e gradualità – ha poi aggiunto Piazza commentando l’intervento di Castellucci -. In sintesi, la fede nella vita. La vita delle nostre comunità e ciò che esse possono offrire agli altri. La speranza che dà colore alla vita, dentro e fuori la chiesa. Una speranza di cui abbiamo bisogno. Con Dio che spera in noi”.
Viterbo – Il vicepresidente della Cei, Monsignor Erio Castellucci
Un incontro per fare il punto. Un incontro, quello di venerdì scorso nella sala Alessandro IV, per continuare a tracciare il sentire a distanza di quasi due anni dall’insediamento del nuovo vescovo a Viterbo. Il vescovo che parla ai sacerdoti e alle organizzazioni dei fedeli. Dentro e fuori la chiesa. Assieme a lui il numero due della Cei, l’assemblea permanente dei vescovi italiani, i successori degli apostoli nella guida della chiesa.
Viterbo – L’assemblea diocesana a palazzo dei papi
“Gesù ha deluso le speranze”, dunque. Spiega appunto Castellucci. Non una provocazione. Ma la verità prima della croce. L’uomo, non nel suo immediato, ma in prospettiva. La sua capacità di costruire al di là di sé stesso, lasciando dei segni. Segni vissuti dagli altri, da chi lo ascoltava, come risposta immediata a bisogni immediati. Pani, pesci, il ritorno dalla morte. “Speranze magiche”, la definisce Castellucci. “Tant’è che le persone che lo seguivano – sottolinea Castellucci -, quando il discorso diventa il cammino verso qualcosa d’altro, la via della fede, mano mano lo abbandonano. Persino gli apostoli”. E Gesù resta solo nel momento in cui inizia a fare chiarezza. E la sua chiarezza si chiama amore. Quell’amore che si esprime sulla croce. Stare in croce significa infatti stare nell’amore della propria vita.
Nella sua Introduzione al cristianesimo Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, scrive: “Nell’estrema preghiera di Gesù sulla croce, ‘Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato’, come del resto anche nella scena dell’orto degli ulivi, il nucleo più profondo della Passione non sembra essere qualche dolore fisico, bensì la radicale solitudine, il completo abbandono. In ciò viene in luce, in definitiva, semplicemente l’abissale solitudine dell’uomo in genere: dell’uomo che nel suo intimo è solo, tragicamente solo. Pur camuffata, questa solitudine rimane la vera situazione dell’uomo, e denota al contempo la più stridente contraddizione con la natura stessa dell’uomo, che non può sussistere da solo, ma abbisogna invece di una vita con altri. La solitudine è perciò la ragione dell’angoscia, radicata nel fatto stesso che l’essere è gettato allo sbaraglio, eppure deve ugualmente esistere, anche trovandosi costretto ad affrontare l’impossibile”.
Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza
Cos’è che rimette in moto la speranza? “La speranza – risponde Castellucci – è rimessa in moto dalla resurrezione”.
Ma è a questo punto che la speranza si rimette in moto, in modo ancor più potente. “Una speranza che si rimette in marcia – sottolinea Castellucci – con la resurrezione”.
Solitudine, croce e resurrezione. L’amore di Cristo morto e risorto. Il nucleo della speranza. La speranza che è innanzitutto amore per la vita. “Ed è proprio dalla vita – commenta Castellucci – che dobbiamo partire per la nostra missione. Per essere più fedeli al Signore bisogna essere più fedeli alla vita. E fedeli alla vita significa appunto vivere le relazioni sociali e gli spazi che le caratterizzano, luoghi essi stessi di Vangelo”.
“Troppo spesso – continua Castellucci rivolgendosi all’assemblea diocesana – facciamo prevalere solo uno dei libri della Bibbia: il libro delle Lamentazioni, idealizzando il passato e diffondendo malumore verso il presente e il futuro. Guardando a Gesù Cristo guardiamo invece avanti”.
“La speranza cristiana – va avanti Castellucci – ha una forma ragionevole. Ragioni che possono essere testimoniate. La speranza cristiana non è un’illusione e nemmeno un vago ottimismo. La speranza cristiana è basata sull’amore, L’amore che è pienezza della speranza umana. Una speranza che si manifesta quindi nell’intensità delle relazioni che viviamo. E in tutto questo, l’anima dell’amore, nella pienezza e intensità delle relazioni, è la gratuità nel mettersi al servizio degli altri”.
Nel Vangelo Gesù parla della croce due volte. Nel libro di Matteo. “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”; “se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Se dunque la croce è amore, questi due brani del Vangelo di Matteo vanno letti anche così: “chi non prende il suo amore e non mi segue, non è degno di me”, “se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda il suo amore ogni giorno e mi segua”.
Viterbo – L’assemblea diocesana a palazzo dei papi
La speranza è amore. L’amore è resurrezione. “La resurrezione di Gesù – prosegue Castellucci – è la prova che l’amore è più forte della morte. E non è un traguardo ma il senso di un cammino. Dall’Io al Noi. La proposta cristiana non è infatti solo promessa di vita eterna, ma anche una proposta per il noi. Non il soddisfacimento di un bisogno immediato, quello di una nuova vita, ma l’orientarsi a Dio attraverso l’amore in terra, amando fino in fondo le persone dando tutta la nostra vita per loro”.
“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli – scrive San Paolo nella lettera ai Corinzi – ma non avessi l’amore, sarei come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla… l’amore non avrà mai fine”. La vita eterna.
Daniele Camilli
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