Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile Redazione, il 4 luglio 2024, all’indirizzo mail margherita.eichberg@cultura.gov.it ho inviato la seguente lettera:
Gentile Dott.ssa,
mi rivolgo a Lei come dirigente e referente della Sovrintendenza ai beni storici, culturali e paesaggistici della Tuscia.
Vengo da un viaggio turistico che mi ha portato in alcune località dell’Italia settentrionale, in particolare a Venaria Reale e alcuni parchi e ville venete.
Sono stato accompagnato dai miei due cagnolini chihuahua che, soprattutto a Venaria, sono stati accolti con particolare affetto e grande disponibilità dal personale.
Ovviamente, i cagnolini erano al guinzaglio e io e mia moglie eravamo dotati di tutte le strumentazioni per rimediare ad eventuali deiezioni e minzioni; inoltre, all’interno del costruito, usavamo trasportini e/o passeggino. Se si ottiene civiltà, in cambio occorre dare civiltà.
Questa civiltà manifestata nelle strutture storiche e paesaggistiche del Nord Italia, termina dalle nostre parti, spiace dirlo. Nessuna forma di accesso possibile per i cagnolini di piccola taglia a Caprarola, nessun accesso possibile a Villa Lante di Bagnaia, neppure al Barco, luogo almeno in passato non solo di bambini in festa, ma anche di amabili gatti…
Posso capire la tutela del patrimonio; posso capire che gli accessi di persone e animali debbano garantire il rispetto dei beni artistici e paesaggistici; non capisco tuttavia una chiusura di principio. Perché la chiusura di principio non ha più a che vedere con la difesa o meno del patrimonio, ma con una ristrettezza mentale, cioè culturale, che fa di ogni erba un fascio, che inclina verso atteggiamenti pregiudiziali e che mal si concilia con la diffusione della conoscenza di arte e cultura che è obbiettivo irrinunciabile di un servizio pubblico.
Peraltro, ormai almeno un terzo degli italiani possiede un cane, quindi sarebbe necessario adeguarsi a un costume sempre più diffuso. Ovviamente, facendo dei distinguo, cioè operando con intelligenza. La grandissima parte degli hotel ormai accettano cani di piccola taglia fino a 10-15 kg; per quelli di taglia maggiore, meno gestibili, negli spazi talvolta ristretti di un luogo storico, molte strutture culturali offrono luoghi di custodia animati da personale specializzato, e nei supermercati, dove certamente i vincoli igienici sono persino superiori a quelli conservativi di un museo avendo a che fare con la salute pubblica, l’accesso è regolato e favorito alla bisogna.
Concludo osservando che la preclusione che nel Lazio c’è verso la presenza degli animali nei luoghi storici, soprattutto all’aperto, è – senza se e senza ma – segno di una sostanziale ignoranza del problema, e di una chiusura mentale/culturale che rasenta, anzi tocca, l’inciviltà.
La ringrazio della Sua attenzione.
Buon lavoro,
Prof. Francesco Mattioli
A tutt’oggi non ho avuto risposta a questa lettera. Probabile che in Sovrintendenza qualcuno non abbia tempo di rispondere; o anche che si conceda di rispondere solo ai soliti noti. Ma io spero invece che questa mail non sia mai stata letta, perché l’indirizzo è sbagliato, è cambiato, o altro che non ha a che vedere con la disponibilità personale del destinatario. O ancora che ad essa sia stata data risposta e per qualche arcano motivo non è giunta al mio indirizzo mail.
E allora, l’affido alla stampa locale, nella speranza che in qualche modo giunga dove era stata indirizzata e possa avere una risposta. Una risposta che probabilmente interessa circa dieci milioni di italiani.
Francesco Mattioli
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