Viterbo – Al centro della piazza del comune c’era una bella fontana con abbeveratoio per cavalli.
L’ho scritto anche io, frate Francesco D’Andrea, nella mia cronaca relativa all’Anno Domini 1247 quando “comincia la città de Viterbo a raccogliere un poco il fiato et vedendosi aver bone entrate, deliberarno di far una bella piaza nel mezo de la dicta città…” nella quale “ferno una fontana et uno beveratore de cavalli”.
Fu rimossa a metà del XV secolo e questa notizia l’ho appresa nell’aldilà leggendo le cronache dello storico viterbese scritte nel 1915-1920 a pagina 92 del suo libro più conosciuto: “Questa fontana fu rimossa nel 1466, quando cioè insieme alla sistemazione della piazza si volle che i rudi e disadorni palazzi dugenteschi acquistassero un carattere più rispondente a quei nuovi concetti d’arte che venivano diffondendosi in Italia in quell’aurora del Rinascimento. Trovo infatti registrato nel Della Tuccia, il quale non solo fu testimone di ciò che riferisce a questo riguardo, ma anche sorvegliò di persona rifacimenti e restauri…”.
Il centro storico di Viterbo è preziosissimo e portatore di numerose testimonianze materiali di civiltà. Specialmente nel sottosuolo che andrebbe sempre studiato bene prima di intervenire per fare scavi, rifacimenti di pavimentazioni e altro.
Questo ce lo conferma anche Feliciano Bussi nella sua “Istoria della città di Viterbo” quando a pagina 130 ci riferisce dell’esistenza nel 1243 di alcune vie e cave sotterranee che andavano “fino al campo de’ nimici nel piano di Tornatore”.
Ovvio che, in una città dove esistono numerosissime fontane, esista ancora una rete di condotte di acqua medioevali e rinascimentali, attive o in disuso, a servizio di queste. Piazza del comune compresa.
Frate Francesco D’Andrea
Cronista viterbese
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