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Viterbo - Il generale Carmine Masiello questa mattina alla consegna dei gradi di maresciallo agli allievi del 25esimo corso - FOTO

Il capo di stato maggiore dell’esercito: “Dobbiamo essere pronti alla guerra del terzo millennio”

di Daniele Camilli
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Viterbo –  “Dobbiamo essere pronti alla guerra del terzo millennio”. Il generale Carmine Masiello, capo di stato maggiore dell’Esercito, questa mattina alla cerimonia di consegna dei gradi di maresciallo agli allievi del 25esimo corso Dovere.

Carmine Masiello

Carmine Masiello


“Dobbiamo essere pronti alla guerra del terzo millennio – dice Masiello -, una guerra che nessuno immaginava. La guerra cibernetica, dei droni, la guerra cognitiva e della disinformazione. Una guerra fisica e digitale. Una guerra figitale. Dobbiamo concentrarsi con un condensato di passato e di futuro che si incontra su campi di battaglia. Campo di battaglia sempre più vicini a noi”.

 


Ad ascoltarlo sugli spalti dello stadio della scuola allievi sottufficiali dell’Esercito a Viterbo ci sono anche il comandante della scuola sottuficiali dell’Esercito, il generale Andrea Di Stasio, la sindaca Chiara Frontini, il vescovo Orazio Francesco Piazza, il prefetto Gennaro Capo, il questore Luigi Silipo, i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza, rispettivamente Massimo Friano e Carlo Pasquali, il rettore dell’università degli studi della Tuscia Stefano Ubertini, i rappresentanti delle associazioni e delle realtà territoriali della città e della Tuscia. Con loro anche Pietro Mecarini in rappresentanza del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa.

“Sono cambiate le regole della guerra – prosegue Masiello – e stiamo recuperando il gap degli ultimi 30 anni. La tecnologia rappresenta la nostra arma. Accanto alla tecnologia servono però soldati addestrati. Perché l’addestramento è la nostra forza principale”.

Orazio Francesco Piazza

Orazio Francesco Piazza


Masiello sottolinea poi come negli ultimi quattro anni i conflitti nel mondo, arrivati a 56 in tutto il pianeta, siano cresciuti del 40%.

“L’Esercito – aggiunge Masiello – non nasce per fare burocrazia ma per prepararsi alla guerra che non vuole”.

Sono 108 gli allievi che questa mattina hanno ricevuto il grado di maresciallo, 86 uomini e 22 donne. Venti prove sono dalla regione Lazio, 17 dalla Puglia e 13 dalla Campania.

Andrea Di Stasio

Andrea Di Stasio


“Siamo inoltre di fronte a una sfida culturale non semplice – continua il capo di stato maggiore dell’Esercito -. Una sfida che dobbiamo vincere. Chi non si innova non sopravvive. E la sfida parte dalla formazione. I giovani devono essere incoraggiati a mettersi in gioco, a esprimere le loro idee. I giovani sono la locomotiva del cambiamento dell’Esercito e della società. E le idee non hanno gradi. L’Esercito potrà cambiare e vincere le sfide soltanto se tutti partecipano e soprattutto se partecipano i giovani. Bisogna sviluppare il ragionamento e pensare fuori dagli schemi. È centrale guidare i giovani verso i loro sogni e formare comandanti con capacità umane e decisionali adeguate. I nostri giovani sono l’investimento più prezioso per l’Esercito e per l’Italia, un bene inestimabile per tutti”.

Esercito - Cerimonia consegna dei gradi di maresciallo agli allievi del 25esimo corso


“La cultura – commenta Di Stasio – è il moltiplicatore di potenza più importante per un comansante e l’esempio è la migliore forma di comando. Da oggi sarete comandanti e dovrete dare l’esempio. E lo farete se i vostri uomini vi seguiranno, e vi seguiranno per la vostra dedizione e passione. Il comando è rapporto umano, passione e scopo da condividere”.

Infine il vescovo Orazio Francesco Piazza. “Nessuno ci può imporre un dovere – conclude il vescovo – se prima non lo abbiamo posto nel nostro cuore”. Poi rivolgendosi ai nuovi marescialli dell’Esercito: “I valori della costituzione e della fede costituiscono l’ossatura del vostro progetto di vita. Buon cammino nella vita”.

Daniele Camilli


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29 novembre, 2024

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