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Politica - Il sacerdote impegnato contro la mafia ospite dell’evento di Direzione domani e Noi con Orte futura: “Le istituzioni non bastano, ci vogliono cittadini con le palle”

Don Coluccia a Orte: “Svegliatevi sulla lotta alla droga, prima che accada la tragedia”

di Alessandro Castellani
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Orte - L'incontro sulla sicurezza e la lotta alla droga con don Coluccia

Orte – L’incontro sulla sicurezza e la lotta alla droga con don Coluccia

Orte - Don Antonio Coluccia all'incontro sulla sicurezza e la lotta alla droga

Orte – Don Antonio Coluccia all’incontro sulla sicurezza e la lotta alla droga

Orte – Forte appello di don Antonio Coluccia alla comunità di Orte: “Svegliatevi, prima che accada la tragedia”. Il sacerdote, che vive sotto scorta ed è stato vittima di aggressioni e minacce per il suo forte impegno nella lotta alla criminalità organizzata nelle periferie di Roma, ha partecipato sabato pomeriggio a un dibattito organizzato dall’associazione Direzione domani e dal gruppo consiliare Noi con Orte futura sul tema della sicurezza e lo spaccio di droga.

Moderato da Massimo Dionisi, con la partecipazione dei consiglieri comunali di Noi con Orte futura Giuseppe Fraticelli (Forza Italia) e Francesca Pimpolari (Fratelli d’Italia), l’evento si è svolto nell’auditorium del dopolavoro ferroviario, a Orte Scalo. Coluccia ha portato la sua testimonianza e il suo messaggio. “Un po’ di tempo fa dissi di fare attenzione ai paesi vicino Roma, perché ero convinto che la criminalità sarebbe arrivata lì”.

“La sicurezza è un problema vero a Orte – ha confermato Fraticelli – che ultimamente ha portato la nostra città troppo frequentemente sui giornali”. E Pimpolari ha aggiunto: “La cosa che più mi sconvolge è la normalizzazione dell’episodio criminale. Più che impaurita, vedo la gente rassegnata, a Orte ma anche altrove”.

“Quando avvengono degli episodi di una certa gravità, come quelli che mi avete riferito a Orte, una comunità si deve fare delle domande – ha risposto don Coluccia -. Se si notano delle criticità, non bisogna stare zitti e aspettare che si esponga il fesso di turno. In questo modo si educano i figli alla cultura malavitosa”.

“Orte – ha aggiunto il sacerdote – è un crocevia molto appetibile per il crimine, quindi i cittadini devono rendersi un ostacolo. Nessuno escluso. Altrimenti rischiamo che prima o poi accada la tragedia, che qualcuno paghi con la sua vita il prezzo di quello che sta succedendo. Io ho visto ragazzi di 11 anni farsi di crack senza che nessuno s’indignasse. Ho visto un ragazzo di 27 anni morire per droga e poco dopo gli spacciatori tornare lì per riprendere i loro traffici. Svegliatevi, non fate l’errore di pensare che a Orte questo non accadrà mai”.

Don Coluccia ha battuto con insistenza e con parole anche forti sul tema della partecipazione. “È lo strumento più democratico che esiste. Le istituzioni da sole non bastano, servono cittadini e associazioni con le palle. Quando la comunità è compatta, la criminalità non trova spazio. A Orte avete il vantaggio di essere un paese piccolo, dove tutti si conoscono. Se un ragazzo prende una cattiva strada, ve ne accorgete subito. Non bisogna arrivare fino all’intervento dei carabinieri”.

L’incontro è poi proseguito con un’analisi del territorio di Orte, in cui don Coluccia ha fornito dei pareri su come attivare una sinergia tra cittadinanza e istituzioni nella lotta alla criminalità. “Con pochi piccoli passi le cose possono cambiare. Provate a coinvolgere di più le periferie, non lasciatele in mano al crimine. Fate delle mozioni attraverso i consiglieri comunali, perché nessuno possa dire ‘io non lo sapevo’. Cominciate da qui, l’importante è non sminuire certi fatti che sono accaduti”.

Nel corso del dibattito è intervenuto anche il presidente dell’Ater di Viterbo, Diego Bacchiocchi, che ha informato sulla situazione delle occupazioni abusive di case popolari. “Nel corso dell’ultimo anno in provincia di Viterbo siamo scesi a 90. A Orte ce ne sono 6, sappiamo bene quali sono e che al suo interno si effettua spaccio di droga”.

“Ma chi delinque oggi è più informato di noi – ha proseguito Bacchiocchi – perché ogni volta che proviamo a fare un’espulsione con le forze dell’ordine, troviamo un soggetto fragile, per esempio un disabile o un bambino, che viene usato per bloccare lo sgombero della casa. Questa cosa succede in tutta la provincia. C’è il caso di San Faustino, a Viterbo, che ci ha portato su tutti i giornali”.

Alessandro Castellani


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25 novembre, 2024

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