Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’immaginario collettivo della nostra società che si illude di essere al passo che le nuove conquiste sociali europee ha sempre relegato le transgender nella dimensione torbida del malaffare e della prostituzione.
In realtà, le trans che praticano sesso a pagamento in Italia sono una minoranza del resto delle persone in transizione e benché all’ interno dell’ indotto delle sex-workers le trans sono le più richieste, ciò non le aiuta ad avere una accettazione sociale che consenta di fare una vita lontano dai margini.
Le persone transgender, sia quelle che hanno scelto la strada delle prestazioni sessuali a pagamento come del resto anche le altre persone in transizione che hanno scelto altri percorsi di vita, dovrebbero avere disponibilità di consultori per test hiv rapidi e supporto endocrinologico agevolato per la somministrazione degli ormoni.
Purtroppo, la transizione ormonale è spesso dominata dal mercato nero e avviene nel sommerso mentre dovrebbe essere seguita da specialisti del settore.
Importante lo screening mammografico che deve essere aperto anche alle trans, diagnostica che dai dati statistici viene nettamente trascurata sia per disinformazione delle utenti sia per la cavillosa difficoltà di entrare in un percorso di screening senologico per persone in transizione male to female.
Benché l’epoca politica che stiamo vivendo in Italia non sia la più fausta per le diversità e minoranze, sarebbe opportuna la presenza delle istituzioni e strutture sanitarie al fianco anche delle trans per una migliore tutela e integrazione nel tessuto sociale. Essere parte di una società civile per mezzo dell’integrazione vuol dire avere una maggiore coscienza e partecipazione allo Stato e al contempo vivere una vita libera lontano dalla tratta della prostituzione.
Emanuel Alison Flamini
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