Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Le donne sono la coscienza critica della società e sono sottoposte a destini atroci, perché si è consapevoli della loro forza titanica”. Questo scriveva Euripide nella Grecia del V secolo attestando il fatto che la donna era vittima e schiava della società patriarcale anche in antichità. Nella società romana il pater familias aveva potestà assoluta sulla moglie con la facoltà di ucciderla se rea di adulterio, retaggio rimasto vergognosamente in uso sino all’epoca contemporanea col “delitto d’onore”.
Il fulcro patriarcale di molte società risale addirittura al neolitico in cui la donna veniva considerata una proprietà privata dell’uomo nonché merce di scambio. Questa situazione atavica ha fatto si che venissero attuate estreme disparità di trattamento tra i sessi in campo sociale, lavorativo e istituzionale.
Il maschio ha sempre relegato la femmina nella dimensione di un erotizzazione forzata e pornologica rifiutando di vederla nelle sue specifiche e reali qualità che la pongono all’altezza di ruoli istituzionali e lavorativi di alto livello. Anche nel campo relazionale e sessuale la donna è ancora purtroppo vista come una proprietà privata o un oggetto del piacere ad uso del maschio. Questa è anche la matrice da cui scaturiscono i più efferati femminicidi, ma c’è anche un atteggiamento subdolo delle società patriarcali dalla lapidazione morale facile che getta sulla donna la colpa primordiale del peccaminoso e del perverso.
La stessa libertà sessuale della donna è messa altamente a repentaglio dalla società maschilista non solo nei paesi di legge islamica ma anche nei piccoli cosmi dove la donna libera è emarginata e derisa come pietra di scandalo e meretricio.
Da ciò si evince che è sempre esistita una fobia propria del maschio di essere surclassato dalle femmine per le loro grandi risorse.
La potenza titanica della donna la si scorge anche nella Lisistrata di Aristofane dove le protagoniste prendono coscienza del loro ruolo sociale contro la guerra e contro l’atteggiamento repressivo dei mariti iniziando uno sciopero sessuale che spiazza e disorienta i maschi. Dunque si spera che donna possa avere diritti sociali e civili al pari dell’uomo ed essere rispettata per le sue caratteristiche e potenzialità che in tanti campi superano il maschio.
Crediamo in un mondo nuovo in cui la donna sia veramente libera considerando che civiltà antichissime e remote come Capo Verde hanno dalla notte dei tempi strutturato delle società in cui la donna è al loro centro.
Emanuel Alison Flamini
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