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Tribunale - Davanti al collegio l'ennesima "vittima" che ritratta tutto dopo avere messo in moto la giustizia

“Mi picchia” ma non è vero, marito assolto mentre lei rischia la falsa testimonianza

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Tribunale - Il procuratore Auriemma e il presidente Oddi

Tribunale – Il procuratore Auriemma e il presidente Oddi

Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache

Viterbo – È successo di nuovo. Ha denunciato il marito facendolo  finire a processo, per maltrattamenti e lesioni aggravati, poi ha rimesso la querela e ritrattato, rischiando ora lei di finire sotto processo per falsa testimonianza.

Con tanto di ramanzina del presidente del collegio e del tribunale Francesco Oddi, che ha rinviato gli atti relativi all’interrogatorio della presunta vittima che vittima non era, davanti a un nutrito gruppo di scout Agesci, in visita al palazzo di giustizia,alla presenza del procuratore capo Paolo Auriemma e del pubblico ministero Paola Conti.

 È successo martedì quando si è aperto, e subito chiuso con l’assoluzione, con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, il processo con giudizio immediato  a un 42enne dei Cimini accusato di avere picchiato la compagna 38enne, madre dei suoi due figli, perché stava troppo su Facebook.

La coppia, si è scoperto, non si  sarebbe mai lasciata, nonostante l’imputato fosse sottoposto dalla primavera scorsa alla misura cautelare dell’allontanamento rafforzato dal braccialetto elettronico. Lo scorso 18 settembre, all’udienza di ammissione prove, venne fuori che non aveva mai funzionato, suonando indiscriminatamente e procurando continui falsi allarmi. Tanto che la stessa vittima lo aveva riconsegnato. Martedì è emerso che starebbero sempre insieme. Nonostante la misura cautelare disposta dal tribunale, su richiesta della procura.

La 38enne, che ha denunciato il compagno lo scorso 29 marzo, ha detto in aula che le liti erano reciproche, così come il vizio di controllarsi a vicenda chat e messaggi, di conservare video intimi essendo lui spesso lontano per lavoro e geolocalizzare il partner per sapere dove si trovasse. 

“Perché, allora, ha fatto sì che in ospedale venisse attivato il codice rosso per le vittime di violenza?”, le hanno chiesto tutte le parti. “Perché avevo tanto bisogno di parlare”, ha risposto la parte offesa, spiegando che la coppia era entrata in crisi tra il 2021 e il 2022 quando, entrambi obesi, lei per prima ha affrontato una dieta durissima per dimagrire decine di chili e  successivamente lui si è sottoposto per lo stesso motivo a un intervento chirurgico.

“In paese hanno cominciato a dire che mi ero messa a dieta perché avevo un altro, non per motivi di salute, per cui tra me e il mio compagno è nata della gelosia. Io volevo solo che fosse contento per me che ero dimagrita, invece lui pensando di non essere all’altezza si è operato, ma senza alcun supporto psicologico, per cui poi è stato peggio”, ha raccontato la 38enne per giustificare il malessere vissuto negli ultimi tre anni. 

Silvana Cortignani


– Picchia la compagna perché sta troppo su Facebook, processo lampo ma il “braccialetto” non funziona


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 novembre, 2024

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