Roma – È morto Franco Ferrarotti, padre della sociologia italiana, studioso di fama internazionale e figura di riferimento per diverse generazioni di ricercatori e intellettuali. Con lui, comparso a 98 anni, l’Italia perde uno dei suoi pensatori più brillanti, capace di esplorare con lucidità i fenomeni sociali del paese e di dare avvio a una disciplina che ha contribuito a far conoscere e diffondere.
Franco Ferrarotti
Ferrarotti è stato il primo in Italia a ottenere una cattedra universitaria di sociologia, nel 1960, all’Università di Roma La Sapienza. Fu tra i fondatori della sociologia moderna nel nostro paese, in un’epoca in cui la disciplina era ancora poco praticata e scarsamente compresa. Il suo approccio allo studio della società era caratterizzato da una visione critica e profondamente umanistica: era convinto che la sociologia dovesse essere uno strumento al servizio della comprensione dei problemi umani e della trasformazione sociale.
Nel corso della sua lunga carriera, Ferrarotti ha scritto oltre cento libri e numerosi articoli, analizzando i cambiamenti culturali, economici e politici che hanno attraversato l’Italia del secondo dopoguerra. Tra le sue opere più significative figurano “Storia e storie di vita”, “La sociologia del quotidiano” e “Il paradosso della modernità”, in cui ha esplorato il ruolo dell’individuo in una società in continua trasformazione.
Oltre alla sua attività accademica, Ferrarotti si è sempre impegnato anche sul piano civile e politico. Fu uno dei collaboratori di Adriano Olivetti e un convinto sostenitore di una società più giusta e inclusiva. Era noto per il suo spirito critico e per la sua capacità di anticipare e comprendere le sfide del futuro, che osservava con uno sguardo acuto e sensibile.
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