Viterbo – “Nella Tuscia, ogni settimana, arrivano sul tavolo del magistrato dai 10 ai 15 casi di violenza di genere”. Il sostituto procuratore della Repubblica Paola Conti questa mattina all’incontro organizzato dal Rotaract di Viterbo, in collaborazione con il Rotary club, nella sede di via Sant’Egidio.
Iniziativa “Uniamo le forze, alziamo le voci. Dialoghi contro la violenza sulle donne”
“Si va dal fatto meno grave – dice Conti – a quello più grave. E il magistrato deve valutare se richiedere misure a tutela della vittima”. “A Viterbo – fa notare inoltre Conti – su 7 magistrati 5 si occupano di violenza di genere”.
All’iniziativa “Uniamo le forze, alziamo le voci. Dialoghi contro la violenza sulle donne”, assieme a Conti ad intervenire sono anche la direttrice Uoc psicologia della Asl di Viterbo Barbara Longo, la presidente del Rotaract Viterbo Federica Critelli, la responsabile del centro antiviolenza Penelope e presidente associazione Kyanos Marta Nori e la storica dell’arte Valentina Berneschi.
A moderare l’incontro la presidente del Rotary club di Viterbo Rosita Ponticiello.
Paola Conti
“La violenza sul genere si concretizza soprattutto negli ambiti familiari – sottolinea Conti -. Le vittime sono per la maggioranza donne. Tanto per fare un esempio, 98 casi su 100, 2 soltanto riguardano gli uomini”.
Quali sono gli interventi che la magistratura mette immediatamente in campo per tutelare la vittima di violenza? “Se c’è un pericolo immediato – spiega Conti – la vittima viene portata via dalla casa familiare e si emette un provvedimento di avvicinamento nei confronti della persona violenta. Misure che vengono monitorate attraverso il braccialetto elettronico”.
“L’attenzione maggiore – commenta poi Conti – la dobbiamo avere noi donne. E bisogna assolutamente evitare di andare all’ultimo appuntamento”.
Rosita Ponticiello
“Sono 32 anni che faccio il magistrato – aggiunge Conti – e mi sono sempre occupata di violenza di genere. Le donne non denunciano per vari motivi. Innanzitutto il sentimento di vergogna. Poi c’è l’aspetto della violenza economica. Molte donne hanno denunciato in ritardo perché non sapevano dove andare e come vivere. Dovrebbe essere prevista una forma di accesso facilitato al mondo del lavoro. Perché il lavoro è dignità e un modo per ricominciare”.
“Dopodichè – prosegue Conti – c’è la difficoltà ad affrontare il processo quando le vittime di violenza dovranno raccontare di nuovo quello che è successo di fronte al soggetto interessato. Per questo, spesso, le vittime vengono ascoltate dietro un paravento o in stanze separate. Ed fondamentale affrontare il processo con un proprio avvocato perché l’assistenza legale è gratuita”.
“Infine – conclude Conti – capita anche che non si riesca a portare avanti il processo. Le vittime a volte ritrattano per salvaguardare il coniuge. Anche perché chi è violento continuerà ad esserlo. Mi sono trovata in procedimenti penali in cui il soggetto aveva commesso questi fatti nei confronti di tutte le fidanzate che aveva avuto. E le fidanzate precedenti non lo avevano mai denunciato, fermandolo”.
Marta Nori
“Oggi a Viterbo – evidenzia Ponticiello – c’è una rete forte. Forze ordine, magistratura, realtà territoriali. Una rete che permette anche di uscire dal contesto violento in cui si vive. L’assistenza legale è gratuita, e gli avvocati lo devono dire”.
“Le frasi tipiche che ci dicono subito le donne vittime di violenza – dichiara Nori – sono due: ‘adesso che faccio’ e poi ‘è anche colpa mia’. E questo anche perché manca un progetto di violenza a lungo termine per una donna che subisce violenza. Siamo diventate molto brave nella fase dell’emergenza. Ma non è sufficente, perché il progetto individuale di fuoriuscita dalla violenza è individuale. E mancano delle cose a livello nazionale. È necessario creare una politica del lavoro che aiuti la donna vittima di violenza. Perché se una donna decide di uscire da un contesto violento la soluzione serve subito”.
Daniele Camilli
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