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Viterbo – (sil.co.) – Revenge porn e violenza sessuale, la vittima 25enne testimonierà in aula la prossima primavera mentre ieri è stata illustrata in aula la perizia sullo smartphone sequestrato all’ex, imputato anche di lesioni aggravate.
Il processo all’ex, un 27enne finito a Rebibbia la scorsa primavera, è ripreso ieri davanti al collegio con la deposizione del perito informatico Marcello Ercolani, nominato dal tribunale su richiesta del difensore Federica Ambrogi, allo scopo di passare al setaccio i contenuti dello smartphone dell’imputato sotto sequestro da marzo.
Il perito, che ha fatto copia forense del contenuto, riversato su una pen drive, ha estrapolato dal telefono conversazioni, messaggi, chat e video, anche cancellati, ad eccezione dei file cancellati dall’utente prima dei trenta minuti necessari per il salvataggio automatico all’interno del dispositivo.
Il 27enne è finito a processo col giudizio immediato con l’accusa di avere picchiato e stuprato la vittima, parte civile con l’avvocato Luigi Mancini, dopo averla minacciata di divulgare video intimi. I fatti risalgono alla notte tra l’1 e il 2 marzo di quest’anno e sono avvenuti a Viterbo.
Era un sabato quando l’imputato avrebbe prima ricattato la ragazza, minacciandola di divulgare video intimi se non avesse acconsentito alle sue richieste, dopo di che l’avrebbe picchiata, prendendola a schiaffi in faccia, facendola cadere per terra e tappandole la bocca con una mano per non farla gridare, quindi l’avrebbe costretta con la forza ad avere rapporti sessuali completi.
La vittima, ricorsa alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, è stata dimessa con una prognosi di 20 giorni a causa delle lesioni riportate. L’imputato, in seguito all’aggravamento della misura, è finito dietro le sbarre lo scorso 9 aprile.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
