Viterbo – Truffa del figlio col telefono rotto, a Natale dell’anno scorso c’è cascato anche un sessantenne viterbese che il 23 dicembre ha perso 950 euro e ha poi trascorso Santo Stefano in caserma a sporgere denuncia. Le indagini si sono concluse con la citazione diretta a giudizio di un 46enne della provincia di Caserta. Pochi giorni fa è toccato a una coppia di genitori di Oriolo Romano che hanno perso 3500 euro.
Carabinieri – foto d’archivio
Il giorno della previgilia di Natale, la vittima del capoluogo ha ricevuto due messaggi sulla piattaforma internet Whatsapp da un’utenza intestata a tale Ingrid Paolal Gonzalez Martines, risultata poi essere un soggetto inesistente.
Nel primo c’era scritto “Papà, mi si è rotto il telefono cellulare e l’ho portato in assistenza. Mi servirebbe che tu faccia un bonifico da 900, euro perché mi servono per fare delle operazioni online”. Il secondo conteneva invece le coordinate bancarie nonché il codice fiscale del truffatore, a favore del quale il sessantenne ha effettuato due ricariche, dell’importo di 900 e 500 euro, sulla carta prepagata Mooney, intestata e nella disponibilità di un 46enne campano.
Scoperto di essere stato truffato, al solerte genitore non è rimasto che sporgere denuncia-querela, in seguito alla quale gli investigatori, coordinati dal pm Massimiliano Siddi, sono risaliti a un 46enne originario di Villa di Briano, in provincia di Caserta, riuscito con artifizi e raggiri a procurarsi “un ingiusto profitto con pari danno di rilevante entità per la persona offesa”.
A carico dell’uomo, difeso di fiducia dall’avvocato Mirella Baldascino del foro di Napoli Nord, è stata disposta dalla procura la citazione diretta a giudizio per truffa, in seguito alla quale dovrà comparire in tribunale il prossimo 25 giugno per l’udienza predibattimentale davanti al giudice Caterina Mastropasqua, La parte offesa è assistita dall’avvocato Marco Russo del foro di Viterbo.
Un caso analogo si è verificato alcuni giorni fa a Oriolo Romano dove due genitori hanno ricevuto un messaggio da un soggetto che, fingendosi la figlia, ha comunicato di avere il proprio telefono cellulare rotto e chiesto di eseguire un pagamento urgente con bonifico bancario e di inviarle la ricevuta, riuscendo a “estorcere” loro 3500 euro.
Superato l’imbarazzo, i due genitori hanno formalizzato denuncia presso la stazione carabinieri di Oriolo Romano. I militari, analizzando il traffico telefonico, sono riusciti in breve a identificare e denunciare a piede libero una coppia, di origini campane, con precedenti per truffa soprattutto ai danni di anziani.
Come proteggersi da questa truffa? “È importante essere scettici e verificare sempre le richieste di denaro, anche quando sembrano provenire da familiari. Un contatto diretto con il familiare in questione, attraverso un numero noto e verificato, può aiutare a confermare l’autenticità della richiesta”, ribadiscono i carabinieri.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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