Viterbo – Oltre cento “braccianti” sfruttati a Castel d’Asso, gratis la domenica e senza ferie pagate.
Oltre cento i “braccianti” che secondo l’accusa – tra gennaio 2022 e giugno 2023 – sarebbero stati sfruttati nei campi dell’azienda agricola di Castel d’Asso dei fratelli Alberto e Stefano Calevi, imprenditori viterbesi di 63 e 57 anni, finiti nel mirino della magistratura viterbese che ne ha disposto il sequestro preventivo.
Decine e decine. Soprattutto cittadini extracomunitari. In condizione di povertà, con familiari che vivevano nei paesi d’origine e che avevano come unica fonte di sostentamento l’attività lavorativa svolta dai prossimi congiunti in Italia. Si parla di reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale e alle ferie.
I riflettori della procura si sono accesi, per l’esattezza, sulle posizioni di 104 lavoratori assunti, che sarebbero stati utilizzati a condizioni di sfruttamento, impiegandoli in gravosi lavori agricoli ed approfittando del loro stato di bisogno, determinato dalle precarie situazioni economiche e familiari in cui versavano.
Lavoratori sfruttati in azienda ortofrutticola
Turni fino a 13 ore. In particolare, i lavoratori avrebbero svolto giornalmente turni compresi tra le 8 le 12-13 ore, lavoro straordinario svolto sistematicamente oltre il limite delle ore consentite dai contratti nazionale e provinciale di lavoro.
Domeniche e ferie non pagati. È inoltre emerso che i lavoratori avrebbero talvolta lavorato di domenica – nello specifico il 28 maggio e 4 giugno 2023 – senza alcun riscontro sulle relative buste paga. A quasi tutti i lavoratori, inoltre, qualora avessero usufruito di giorni di ferie, non sarebbero stati loro retribuiti.
Silvana Cortignani
L’azienda ortofrutticola e nei riquadri Stefano e Alberto Calevi
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

