Viterbo – Lavoratori sfruttati nei campi, turni da 12 ore al giorno anche sotto l’acqua e senza riposi. L’azienda ortofrutticola è stata sequestrata, per mesi i carabinieri hanno raccolto testimonianze e documenti.
“Nella mattinata odierna, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Viterbo, con il supporto del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro, su delega di questa procura, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di sequestro preventivo, emessa dal gip di Viterbo nei confronti di due imprenditori agricoli del posto, soci di un’azienda operante nel settore ortofrutticolo, per l’ipotesi delittuosa di sfruttamento del lavoro – spiega in una nota il procuratore capo Paolo Auriemma -.
Secondo le risultanze investigative, condivise dal gip, nel periodo compreso tra l’inizio del 2022 e l’estate del 2023, gli imprenditori – chiamati a rispondere in concorso tra loro del delitto di cui all’art. 603 bis co. 1 n. 2, co. 3 n. 1-2-3, co 4 n. 1-3 del codice penale – hanno assunto alle proprie dipendenze numerosi cittadini stranieri (prevalentemente provenienti da paesi extra UE), sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.
In particolare, gli operai impiegati nella lavorazione dei campi sono stati costretti a sottostare a condizioni lavorative caratterizzate da: lunghissimi turni di lavoro (dall’alba al tramonto, anche fino a dodici ore al giorno), talvolta anche con esposizione alle intemperie; mancata fruizione del riposo settimanale, delle ferie e del periodo di malattia retribuito; calcolo delle retribuzioni in modo palesemente difforme da quelle previste dai contratti nazionali e provinciali; corresponsione della parte “in nero” mediante contanti.
Lo stato di bisogno dei lavoratori rappresenta un altro elemento costitutivo del delitto provvisoriamente contestato. Infatti, i lavoratori – provenienti da paesi poverissimi in cui vige una situazione socio-economica disastrosa – sono giunti in Italia dopo lunghi e rischiosi viaggi, durante i quali in alcuni casi hanno anche attraversato il Mediterraneo esponendosi al pericolo perché mossi dall’impellente necessità di trovare un lavoro, mediante il quale percepire risorse necessarie a garantire il proprio sostentamento, nonché quello delle famiglie rimaste nei paesi d’origine – ricostruisce il procuratore -.
Lavoratori sfruttati in azienda ortofrutticola
L’attività investigativa è stata sviluppata per mesi attraverso acquisizioni documentali, l’escussione di tantissimi dipendenti, servizi di osservazione, accessi ispettivi ed altre iniziative di polizia giudiziaria che hanno permesso anche di documentare la mancata assegnazione ai lavoratori di calzature e indumenti idonei da utilizzare in caso di pioggia e l’assenza delle condizioni di sicurezza durante il loro spostamento a bordo di mezzi agricoli, con conseguente rischio per la loro incolumità.
Alla luce del predetto quadro indiziario, il gip ha emesso l’ordinanza indicata nella premessa con la quale è stato disposto il sequestro preventivo dell’intera azienda agricola, che sarà affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal tribunale, con il fine di evitare ripercussioni negative sui livelli occupazionali dell’impresa o compromettere il valore economico del complesso aziendale evitando, allo stesso tempo, che si verifichino ulteriori situazioni di grave sfruttamento lavorativo.
L’inchiesta – conclude la procura -, ha riguardato un settore ed una fenomenologia da sempre inseriti tra gli obiettivi prioritari di questa procura della repubblica, come evidenziato anche in precedenti analoghe indagini i cui risultati sono stati resi noti lo scorso anno”.
Articoli: Stefano Morea (Flai Cgil Roma e Lazio): “Un sistema che lucra e cerca il massimo guadagno dalle braccia di chi lavora” – Pomante (Cgil) e Nati (Flai Cgil): “Inaccettabile che ci siano lavoratori costretti a condizioni di lavoro disumane, trattati come schiavi”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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