Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Negli ultimi 20 anni, ho partecipato attivamente alle elezioni comunali di Viterbo, motivato dal desiderio di contribuire al miglioramento della mia città. La mia scelta non è stata dettata dalla ricerca di un incarico, ma dalla ferma volontà di rispondere alle esigenze della comunità, mettendo a disposizione le mie energie e competenze per il benessere di Viterbo.
Giulio Febbraro
Per il rispetto delle persone che mi hanno dato fiducia con il loro voto, chiedo l’autorizzazione di esprimere il mio personale pensiero sulla politica cercando di guardarla con un ottica il più possibile priva di riferimenti specifici a persone, partiti, movimenti.
I messaggi politici, purtroppo, spesso non si trasformano in fatti concreti per una combinazione di fattori che coinvolgono tanto la politica stessa quanto la risposta degli elettori. La politica, sia a livello centrale che locale, ha spesso fatto promesse che, una volta al potere, non sono state in grado di mantenere. La ragione di questa distanza tra parole e azioni è complessa e può essere ricondotta a diversi aspetti.
Prima di tutto, la politica spesso è imprigionata da un sistema di interessi, alleanze e compromessi che la costringe a fare scelte che vanno contro le promesse iniziali. I partiti, quando sono al governo, si trovano a fare i conti con la realtà: le risorse scarse, le priorità imposte da fattori esterni (come le politiche economiche interne o le normative europee), e la necessità di mantenere l’equilibrio con alleati o forze politiche che magari non condividono le stesse visioni.
Questo porta alla “paralisi” in cui la visione iniziale viene adattata o completamente cambiata. Inoltre, la mancanza di trasparenza su dove e come i progetti si fermano nelle amministrazioni alimenta la sfiducia, poiché i cittadini spesso non sono informati sui veri ostacoli, che possono essere burocratici, ideologici, finanziari o legati alla paura di esporsi a rischi amministrativi e politici.
Gli elettori, dal canto loro, hanno commesso un errore non tanto nel voto in sé, ma nella disaffezione crescente che li ha portati a considerare la politica come un gioco privo di valore. In particolar modo non partecipando ai ballottaggi. La scarsa partecipazione elettorale, che è un segnale di disillusione, si alimenta della percezione che le promesse non vengano mai mantenute.
Questo atteggiamento di distacco da parte degli elettori non aiuta la politica a migliorarsi, ma crea un circolo vizioso in cui le istituzioni non si sentono più responsabili nei confronti dei cittadini. La disaffezione degli elettori, quindi, diventa una risposta alla mancanza di coerenza e concretezza nella politica, ma allo stesso tempo essa contribuisce alla perpetuazione di tale situazione.
La politica, a livello locale come nazionale, dovrebbe iniziare a fare un serio esame di coscienza, cercando di capire dove e perché il sistema non funziona. La questione non è solo ideologica o legata a una scarsa gestione dei fondi, ma anche alla paura di prendere decisioni rischiose che possano compromettere la carriera politica o la stabilità dell’amministrazione. Spesso, i progetti non vanno avanti per una serie di motivi che non sono solo legati alla carenza di risorse, ma anche alla difficoltà di navigare nelle complicate burocrazie amministrative, nelle contraddizioni interne ai vari livelli di governo, non solo politiche, e nella mancanza di visione a lungo termine.
Molti cittadini non sanno che, dietro le promesse elettorali, ci sono processi complessi e talvolta inconcludenti, che coinvolgono scelte difficili, compromessi tra diverse forze politiche e amministrative e una gestione a volte inefficace delle risorse. Non è solo una questione di ideologia o di fondi, ma anche di volontà politica di prendere decisioni difficili, rischiose e lungimiranti. La verità è che molto spesso i progetti non vengono portati a termine per la mancanza di una vera leadership, o peggio ancora di un leadership autoritaria, per la paura di affrontare resistenze interne o esterne, o semplicemente per la carenza di una progettualità coerente e di un monitoraggio continuo.
È ora che la politica inizi a rispondere in modo più trasparente e responsabile. I cittadini meritano di essere informati su come e perché i progetti si fermano, su quali sono i veri ostacoli e le difficoltà, e soprattutto devono essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il loro futuro, e non soltanto chiedendo il loro voto. Solo così si può sperare di superare la disaffezione e di ricostruire un rapporto di fiducia tra elettori e politici, a livello locale e nazionale.
La signora Maria e il signor Mario, tanto cari alla vostra testata giornalistica, hanno la necessità di essere informati e non di proclami ideologici. Soltanto così si può risollevare la politica, se quest’ultima pensa ancora, e sono certo che lo pensa, di essere parte della democrazia e non basata su battibecchi di schieramento utili soltanto al suo ego.
Giulio Febbraro
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