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Giovane parà viterbese morto in caserma, la corte d’appello conferma la pena a due commilitoni

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Firenze – Giovane parà viterbese morto in caserma, la corte d’appello conferma la pena a due commilitoni.


Il parà Tiziano Celoni

Il parà Tiziano Celoni


La corte d’appello di Firenze ha confermato la condanna a 8 mesi per i commilitoni Augusto Simeoni e Alessio Fracassi. I due militari erano accusati di omissione di soccorso nei confronti di Tiziano Celoni, 27enne parà viterbese morto in caserma.

Tiziano Celoni, originario di Gallese, del 185esimo Reggimento Artiglieria Paracadutisti di Bracciano, fu trovato morto nella sua branda mentre si trovava al Capar di Pisa, dove era giunto a metà settembre per svolgere mansioni logistiche nell’ambito di un corso di addestramento. La sera prima, un giovedì, era stato a cena fuori con degli amici. Secondo l’accusa, i tre suoi ex commilitoni non lo aiutarono quando lui stava male.

In tre a processo per la sua morte, avvenuta il 10 novembre 2017  nella caserma “Gamerra” di Pisa.

In un primo momento la condanna per Fabio Tirrito, il più anziano e più alto in grado, a un anno e tre mesi di reclusione (pena sospesa) per omicidio colposo.

Ora, come riporta Repubblica, la corte d’appello di Firenze ha confermato per Augusto Simeoni e Alessio Fracassi, di Livorno, la pena di 8 mesi per omissione di soccorso.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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