Cagliari – Riceviamo e pubblichiamo – La Sardegna si proclama “apripista” nell’approvazione della legge sulle aree idonee con la quale ha dichiarato il 98% del proprio territorio non idoneo per l’installazione di impianti fotovoltaici. Un epilogo che purtroppo non ci sorprende date le premesse.
Noi di GIS denunciamo da tempo l’atteggiamento poco lungimirante della politica sarda, che sembra aver dimenticato l’imperativo di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. La giunta regionale guidata dalla presidente Alessandra Todde sostiene che questa legge proteggerà il territorio dalla “speculazione energetica” e dal “consumo selvaggio di suolo”, cercando così di validare la propria battaglia contro gli impianti FER. Bloccare quasi totalmente il fotovoltaico e l’eolico non significa tuttavia tutelare il territorio, bensì rallentare lo sviluppo sostenibile e compromettere il percorso verso l’indipendenza energetica del nostro paese.
Cosa succederà da qui ai prossimi mesi è tutto da chiarire. Il mese scorso il consiglio di stato ha infatti sospeso parzialmente il decreto sulle aree idonee del ministero, che la Sardegna ha così recepito. Non bisogna poi dimenticare che il testo unico sulle rinnovabili prevede l’istituzione di zone di accelerazione per gli impianti. La decisione della Sardegna crea però un precedente pericoloso e dimostra fino a che punto possono spingersi le resistenze locali.
L’Italia ha bisogno di visioni condivise, non di barriere. La transizione energetica è una sfida che dobbiamo affrontare con equilibrio e buon senso, non con l’ideologia che ha guidato questa battaglia. Il nostro messaggio è chiaro: basta con politiche che bloccano il cambiamento. È tempo di ripensare le priorità e adottare approcci regolatori che consentano di centrare l’obiettivo Net Zero rispettando il territorio ma senza ostacolare i nuovi progetti e, ancor di più, quelli già autorizzati.
GIS-Gruppo Impianti Solari
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