Il vescovo Orazio Francesco Piazza
Viterbo – “Il bene comune va difeso e tutelato, senza preoccuparci del giudizio degli altri. Costi quel che costi, al punto da essere giudicati pazzi”. Il vescovo Orazio Francesco Piazza alla messa per la solennità di santa Giacinta Marescotti, religiosa nata a Vignanello nel 1585 e morta a Viterbo nel 1640, appartenente al Terzo Ordine francescano, proclamata santa da papa Pio VII nel 1807.
Viterbo – La messa per la solennità di santa Giacinta Marescotti
“Come insegna santa Giacinta – dice il vescovo -, e su questo le sue parole picchiano duro, parole che inchiodano, il bene comune non può essere taciuto, ma va condiviso e realizzato. Soltanto amando ci possiamo realizzare. E sono proprio le difficoltà a dirci chi siamo, la capacità di soffrire per un bene comune sopportandone le prove”.
Ad ascoltare Piazza ci sono le clarisse del monastero san Bernardino, la delegata comunale al Giubileo Alessandra Croci, il Sovrano militare ordine di Malta e la confraternita del Gonfalone.
Viterbo – La messa per la solennità di santa Giacinta Marescotti
“Siete il silenzio chiassoso della carità – sottolinea il vescovo rivolgendosi alle monache -. Santa Giacinta questo ambiente l’ha vissuto e qui ha pregato e dialogato. Parole che che insegnano come l’amore sa accogliere la sofferenza, sottolineando come il primo non esiste se non esiste la seconda. L’amore non deve ristagnare nel cuore, ma diventare gesto concreto di carità. Un gesto vissuto nell’incontro con la realtà concreta che ci provoca. Non c’è carità senza sofferenza”.
“La destinazione della nostra azione è l’amore per gli altri – prosegue il vescovo -, l’amore per il prossimo, e oggi il prossimo ha tante necessità”.
“Abbiamo due orecchie – fa poi notare il vescovo Piazza -, una per ascoltare Dio e l’altra le necessità delle persone che nascono dalla realtà. Abbiamo il compito di calibrare l’ascolto di Dio con l’ascolto delle grida del mondo. Altrimenti vivremo male anche la carità. Soltanto amando ci possiamo realizzare”.
Viterbo – La messa per la solennità di santa Giacinta Marescotti
Il vescovo suggerisce inoltre un metodo di azione nelle relazioni. “Come proponeva santa Giacinta, di fronte alle discussioni o alle difficoltà, non dobbiamo concentrare l’attenzione su ciò che le ha generate. La nostra attenzione si deve concentrare invece su ciò che deve essere risolto. E questo vale in ogni contesto, spostando il baricentro da ciò che patisco all’opera che realizzo. Mai perdere di vista il bene comune. Un bene che va difeso e tutelato con schiettezza e lealtà, senza mai preoccuparci del giudizio degli altri. Costi quel che costi. Al punto da essere giudicati pazzi”.
Daniele Camilli
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