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Viterbo - Padre Walter Vinci all’incontro dedicato alla lettera apostolica Salvifici Doloris di San Giovanni Paolo II

“L’uomo muore quando la vita non è più al servizio degli altri”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “L’uomo muore quando la sua vita non è più al servizio degli altri”. Il sacerdote Camilliano padre Walter Vinci ieri mattina al Cedido, il centro diocesano di documentazione, dove ha tenuto un incontro, promosso dall’ufficio per la pastorale per la salute della diocesi di Viterbo, dedicato alla lettera apostolica Salvifici Doloris di San Giovanni Paolo II. A distanza di 41 anni dalla sua pubblicazione. Un documento sul senso Cristiano della sofferenza umana. Una conferenza sulla sua attualità.

Padre Walter Vinci

Padre Walter Vinci


Walter Vinci, sacerdote, postulatore, formatore e animatore vocazionale, cappellano presso diverse strutture sanitarie della diocesi di Roma. Accanto a lui don Gianluca Scrimieri.

“La sofferenza di un uomo dice padre Vinci – deve diventare una sfida, un richiamo alla coscienza, una prova d’amore per l’altro. Accettare l’altro che soffre significa assiemersi la sua sofferenza. Una sofferenza che si assume soltanto se stiamo con l’altro”.

Una questione, quella della sofferenza, che pone a sua volta il tema della condivisione, della comunione, della comunità. Il tutto letto alla luce della lettera di Papa San Giovanni Paolo II.


Walter Vinci e Don Gianluca Scrimieri

Walter Vinci e Don Gianluca Scrimieri


Innanzitutto la premessa. “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza – sottolinea Vinci -. Nel momento in cui Dio sogna la sua creatura prediletta la immagina già all’opera nella sua partecipazione all’attività creativa. Un atto creativo compartecipato dall’umana creatura che ha in sè l’immagine di Dio. Ciò significa che tutti siamo chiamati a contribuire alla realizzazione del sogno di Dio. Con il peccato originale l’uomo perde la somiglianza con Dio, ma non il fatto di essere a sua immagine. E con il peccato l’uomo si vota a ogni serie di sventura. Il tema della sofferenza diventa così un tema universale, inseparabile dalla vita dell’uomo, un tema che l’accompagna per tutta la sua esistenza”.

“Ciononostante – prosegue Vinci – il creatore non si arrende e con il suo unico figlio Gesù Cristo mostra il modello del vero uomo – ecce homo -, l’umanità redenta dal peccato”.

Quali sono i punti fondamentali della Salvifici Doloris, i punti che permettono di capire la sua attualità?

Il primo. “Possiamo parlare della sofferenza umana solo a partire dalla parola di Dio – spiega Vinci -. Il tema della sofferenza impegna tutta la persona e ogni persona. La sofferenza è una lingua che parlano tutte le persone del mondo, entra nel cuore e nella carne dell’uomo, fa parte della sua sfera intima e decisiva. Il tema della sofferenza è una domanda di senso alla quale non riusciamo a trovare una risposta. Una domanda che forse l’uomo può accettare ma non comprendere e per la quale nessuna risposta può essere esaustiva.

La sofferenza fa vedere il cuore dell’uomo. Parlare della sofferenza non è mai un impegno di ragione, ma coinvolge tutta la storia dell’essere vivente. Della sofferenza si può parlare solo in modo discreto e sensibile, trasmettendo l’ultima parola, che è quella dell’amore. Davanti alla sofferenza ci troviamo infatti con mani vuote di senso. Le parole che possono affrontare il tema del dolore si trovano però nel linguaggio della parola di Dio, la parola di Dio rivela all’uomo ciò che egli è. Un linguaggio che non ha paura del dolore. Un Dio che tramite il proprio figlio offre se stesso per sconfiggere il dolore”.

Don Gianluca Scrimieri

Don Gianluca Scrimieri


“Non c’è spiegazione al tema della sofferenza – evidenzia poi Vinci -. Non capiremo mai cosa prova un malato finché non ci troveremo nella situazione concreta della malattia. E comunque sia, anche se mi ammalassi, sarebbe la mia malattia, non la sua. Non sapremo mai, quindi, come sta realmente un malato. Anche Dio non dà una risposta. La sola cosa che dà è suo figlio, chiamato a condividere la condizione umana e la sofferenza che l’accompagna. Dunque, mai tentare di dare risposta umana alla sofferenza”.

Il secondo punto d’attualità della Salvifici Doloris, “il senso cristiano del soffrire umano. Bisogna partire dalla dignità dell’uomo – continua Vinci -, e dalla sua natura natura aperta all’infinito, ma toccata dalle passioni e dalla morte. Un universo vasto difficile da conoscere. La sofferenza umana rimane ineffabile e incomunicabile. Come faccio a comunicare all’altro quello che sto soffrendo? Non ci sono parole per dire realmente come ci si sente. La sofferenza deve invece porre domande nel cuore umano. Il suo mistero è legato al mistero del male. Pertanto la sofferenza non è voluta da Dio, che al contrario è bene assoluto”.

Terzo punto d’attualità. “Al centro della redenzione non c’è il dolore ma l’amore. Ogni essere umano – fa notare Vinci – è creato per amore, a immagine e somiglianza di Dio. E l’amore non ha confini. L’uomo muore quando la sua vita non è più al servizio degli altri. Ciò vuol dire che non è importante dare una risposta alla sofferenza, ma una testimonianza. Dalla sofferenza vissuta sulla terra Dio non ci ha mai affrancato e non ci ha mai illusi, ma la salvezza dell’anima è per tutti. E solo Dio può lenire questa sofferenza”.

Infine il quarto e ultimo punto. “Occorre testimoniare l’amore nella sofferenza – commenta Vinci -. Mai passare oltre la sofferenza dell’uomo. Per farlo bisogna avere il cuore aperto, essere umani. Chi ha il cuore chiuso non sente la voce di Dio. Oggi è tempo di ritornare ad essere umani. Questo perche non sentiamo più l’altro dentro la nostra carne, siamo sempre più estranei. E non è questione di essere cristiani, ma umani. Dobbiamo invece sentire vicino il dolore dell’altro. Per la sofferenza degli altri non abbiamo una risposta ma possiamo stargli vicini. La sofferenza di un uomo deve diventare una sfida, un richiamo alla coscienza, una prova d’amore per l’altro. L’uomo non può passare con indifferenza accanto al suo fratello. Accettare l’altro che soffre significa assiemere la sua sofferenza. E la sofferenza si assume soltanto se stiamo con l’altro”.

“Trovare il senso della sofferenza – conclude padre Vinci – significa trovare un Dio che salva e redime. Un Dio che libera. Quel Dio che possa portarci alla pienezza della sua luce. Nella sofferenza l’uomo ritrova se stesso, la propria umanità, la dignità e la propria missione”.

Daniele Camilli


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19 gennaio, 2025

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