Viterbo – Provano a sfuggire alla polizia e rischiano di investire un agente: stavano per mettere a segno una rapina. Due persone denunciate.
“Nella mattinata di ieri – si legge in una nota della questura – personale della polizia di stato ha acquisito la segnalazione di un uomo sospetto, vestito con tuta ginnica e gilet smanicato, il quale, fingendosi interessato all’acquisto di un oggetto “importante” e di alto valore, è entrato in un noto negozio di Viterbo per effettuare un sopralluogo, dopodiché si è allontanato insieme ad un complice a bordo di un’autovettura con targa straniera.
Immediatamente è stata diramata una nota di ricerca via radio e un equipaggio della squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico ha intercettato il veicolo in questione davanti all’ufficio postale di via Monti Cimini.
Il mezzo – si legge ancora nella nota -, alla vista della pattuglia, si è dato a precipitosa fuga rischiando di investire un agente, costretto a defilarsi per evitare di essere travolto. Le volanti si sono poste all’inseguimento e, dopo una breve fuga, sono riuscite a fermare l’auto con i due soggetti a bordo che, nel frattempo, avevano tentato di disfarsi di due scaldacollo in pile nero, un guanto, un cappellino e un taglierino con lama interna della lunghezza di sette centimetri, tutto materiale rinvenuto e posto sotto sequestro.
I due uomini di origini campane, entrambi pregiudicati uno dei quali con numerosi precedenti per rapina, porto abusivo di armi, stupefacenti, evasione, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e furto aggravato, sono stati accompagnati in Questura e denunciati in stato di libertà dagli operatori della squadra mobile della questura di Viterbo per i reati di resistenza, porto di oggetti atti ad offendere e tentata rapina.
Nei loro confronti il questore di Viterbo ha adottato un provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio dal comune di Viterbo per la durata di quattro anni”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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