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Vittorio Sgarbi imputato di diffamazione, potrebbe saltare il processo viterbese

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Sutri – Vittorio Sgarbi imputato di diffamazione ai danni dell’allora consigliere comunale Alessio Vettori e di altri esponenti del Movimento popolare di Sutri, il processo potrebbe non essere celebrato a Viterbo.

Se mai si farà. Perché il procedimento a carico del 73enne ex sindaco di Sutri è ancora in fase predibattimentale davanti al giudice Giacomo Autizi, che ieri ha rinviato a metà febbraio per sciogliere la riserva relativa alla questione di competenza territoriale sollevata dalla difesa. 


Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi


La difesa, nello specifico, ha sollevato una questione di competenza territoriale, in quanto Vittorio Sgarbi, nato a Ferrara nel 1952, risulterebbe residente a San Severino, nelle Marche, per cui il processo dovrebbe tenersi semmai presso il tribunale di Macerata. 

Al palazzo di giustizia del Riello, nel frattempo,  Sgarbi non si è mai visto. E nemmeno il suo storico difensore di fiducia, sostituito anche ieri dall’avvocato Domenico Gorziglia, del foro di Viterbo.

Sgarbi è imputato di diffamazione aggravata a mezzo stampa per fatti risalenti al 2018 quando era sindaco di Sutri. Presunte vittime, l’allora consigliere comunale Alessio Vettori e gli altri esponenti del Movimento popolare.

Il 5 novembre 2022 furono lo stesso Vettori e gli esponenti del movimento, assistiti dagli avvocati del foro di Roma Franco Moretti e Luca Vettori, a comunicare di avere appreso “con soddisfazione la decisione con la quale il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Viterbo ha ordinato alla procura della repubblica di esercitare l’azione penale nei confronti del sindaco Vittorio Sgarbi con l’accusa di diffamazione aggravata dall’uso del mezzo della stampa”.

Era dicembre 2018 quando l’ex sindaco Sgarbi – tramite il proprio ufficio stampa – diffuse un comunicato dal titolo “A Sutri clima politico infuocato. E nuove minacce. Che Vittorio Sgarbi, sindaco dallo scorso giugno, denuncerà lunedì in procura”, nel quale affermava: “A dare la strada a Borsellino c’era anche il procuratore capo di Viterbo, Auriemma. Qualche settimana prima mi aveva sentito sulle vicende politiche di Sutri. E mi aveva chiesto delle infiltrazioni mafiose nella politica di Sutri, delle famiglie. Mi ero riservato di rispondere. Oggi posso dire che, per metodi, l’intimidazione, l’ignoranza, il ‘Movimento popolare’ è una espressione di mentalità familistica e mafiosa, che si era infiltrata in ‘Rinascimento’, per esprimere suoi interessati e servili rappresentanti in consiglio comunale. Lunedì denuncerò al comando dei carabinieri e alla procura questa falsa realtà politica a Sutri, espressione di famiglie”.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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