Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È in corso in città e nei media viterbesi un’accesa discussione sull’intestazione di una circonvallazione urbana a Giorgio Almirante (1914-1988), figura carismatica della destra prima fascista e quindi missina. In realtà, l’intestazione risale già al 2006, ma è stato l’anniversario del Giorno della Memoria a ravvivarne l’eco; muovendo da una lettera pubblica di un cittadino (Orlando Samperi), che rimarcava la dissociazione tra l’intestazione ad Almirante e i valori democratici e antifascisti promossi dalle istituzioni della Repubblica.
Sono seguite numerose prese di posizione, con la richiesta rivolta alla sindaca Chiara Frontini affinché il comune – cui la legge riserva la definizione della toponomastica urbana – porti la discussione in consiglio: cui l’Anpi propone di prendere in esame l’ipotesi di un cambio di nome e che la circonvallazione in questione sia dedicata alle vittime della Shoah. Tutti i protagonisti della discussione alludono al ruolo della storia e della memoria ed è questo il motivo per il quale vorrei dare un contributo.
Intanto, vorrei ricordare che fu su iniziativa di due dipartimenti di Unituscia che l’8 gennaio 2015, a Porta della Verità, furono collocate le pietre d’inciampo che ricordano i tre cittadini ebrei viterbesi – Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto – deportati ad Auschwitz nel 1944. Proprio in quel luogo dove essi risiedevano, in occasione della Giornata della Memoria, la sindaca Frontini ha pronunciato parole importanti nel corso della cerimonia commemorativa. Ricordare la Shoah – ha detto, tra le altre cose – “significa riflettere sul ruolo che proprio quello stato, ovviamente trasfigurato dalla sua forma democratica a quella dittatoriale del nazismo e del fascismo, e quei cittadini di allora hanno avuto in una storia di odio sistematico, di sopraffazione e violenza quotidiana”. “E allora fermiamoci, e chiediamoci tutti, istituzioni e cittadini, se oggi abbiamo gli anticorpi per evitare che tutto questo accada ancora”. E ancora: “Il compito di ognuno di noi è quello di restituire alla storia e al culto della memoria quel significato di attualità, concretezza e urgenza senza il quale sarebbe tragicamente vero che le spaventose atrocità di un recente passato siano state commesse e patite invano”.
Nella stessa circostanza, la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha espresso un giudizio esplicito e fino ad ora inascoltato sull’ “orrore della Shoah”, definendola “un abominio condotto dal regime hitleriano, che in Italia trovò la complicità anche di quello fascista, attraverso l’infamia delle leggi razziali e il coinvolgimento nei rastrellamenti e nelle deportazioni”. È parso a tutti, commentatori e opinione pubblica, che la premier volesse non solo fare i conti con la storia originaria della destra ma che si stesse dando a tutto il suo mondo una chiara indicazione sul cambio di passo ormai necessario, nel momento in cui si governa il paese.
La toponomastica e l’odonomastica – ovvero la sua declinazione diretta nel dare un nome a vie e piazze, oggi anche a circonvallazioni e rotonde – sono divenute uno spazio ricorrente di rappresentazione della storia nella sua ricezione pubblica, attraverso le figure o gli eventi che hanno dato un’impronta alla vita della comunità (locale e territoriale in primo luogo, ma non solo). Esse delineano il volto delle nostre città, ne ravvivano le memorie e dovrebbero simboleggiare valori e costumi della comune tradizione civica. L’Università della Tuscia è capofila di un progetto nazionale, sostenuto dalla presidenza del consiglio dei ministri, che, allo scopo di attualizzare e promuovere un “Lessico per la Repubblica”, affronta in modo scientifico il tema della toponomastica attraverso le sue trasformazioni nel corso degli 80 anni di Italia democratica. Saremmo ben lieti di mettere a disposizione competenze e ricerche in tal senso nello sviluppo di un’indagine mirata sulla toponomastica a Viterbo, capace di valorizzare anche il ruolo delle commissioni della toponomastica nel corso dei decenni.
Emergerebbe che da sempre, se le intestazioni odonomastiche hanno avuto l’impronta politica propria delle amministrazioni di volta in volta alla guida del comune, maggioranza e opposizioni convenivano spesso nel riconoscere spazi di memoria a tutte le culture politiche: con il discrimine dei valori democratici e antifascisti che sono all’origine della Repubblica e della costituzione. Se è inoltre comprensibile che ogni cultura politica voglia rendere omaggio ai propri leader del passato, ciò non dovrebbe comportare l’uso di una temporanea maggioranza consiliare per radicalizzare le contrapposizioni e sottrarsi ai valori del patriottismo repubblicano e costituzionale, imponendo alla comunità gli imperativi di un proprio patriottismo di partito.
Se applichiamo i metodi di indagine delle recenti tecnologie digitali, possiamo vedere che ad oggi le intestazioni viarie a Giorgio Almirante sono in totale 69. Ne sono dislocate 3 in provincia di Verona (ma non nel capoluogo, dopo il diniego di Liliana Segre proprio in ragione di una preannunciata e poi ritirata intestazione ad Almirante). Tutte le altre sono presenti in comuni dal Lazio in giù, con una concentrazione elevata in Puglia e in Sicilia. Gli unici due capoluoghi di provincia sono Latina ed appunto Viterbo. Il colore e l’intento politico-ideologico delle intestazioni è dunque evidente.
Ma come possiamo collocare, come storici di professione, la figura di Almirante nella vita della Repubblica? Stiamo parlando, a prescindere dal giudizio di valore che ognuno possa dare, di uno degli attori principali nella storia di almeno quattro decenni. Nella collana “I protagonisti della Repubblica”, che dirigo per le edizioni Viella, è in allestimento un primo studio scientifico su Almirante, che coinvolge gli storici più accreditati e senza pregiudiziali alcuna di approccio storiografico. Muovendo dal ruolo di propagandista antisemita delle leggi razziali e di funzionario della Rsi nella politica di repressione della Resistenza, Almirante ebbe nel dopoguerra un ruolo preminente nella storia del Msi. Secondo capo della sua giunta esecutiva provvisoria, primo e quindi quarto segretario del partito, nelle varie fasi del suo lungo percorso politico: l’immediato dopoguerra (1947-48), ovvero nella fase semi clandestina di sopravvivenza; la prima fase parlamentare (1948-50), con la tenace opposizione alla Repubblica antifascista e alle sue scelte internazionali; il quinquennio della Strategia della Tensione (1969-74), con il doppio binario della scelta antagonista di piazza e il ruolo di partito dell’ordine; la lotta alla cosiddétta “partitocrazia” degli ultimi anni, sino a trasformare il partito nel più efficace esponente dell’ “antipolitica”.
Lo studio in corso vedrà di comprendere come Almirante abbia mantenuto al contempo un legame identitario, affettivo, nostalgico con la “sua” Repubblica, quella di Salò, e il rapporto con la Repubblica democratica, al contempo criticata, combattuta ma anche utilizzata per rincorrere un’auspicata legittimazione del neofascismo italiano: tra queste due Repubbliche, lungo il suo tortuoso percorso, privilegiando una “prassi politica” che, comunque, è riuscita a lasciare una cospicua e longeva eredità nella storia della destra italiana.
La discussione pubblica muova dunque da conoscenze e indagini mirate, senza pregiudiziali ma con il necessario rigore. I cittadini vogliono partecipare e sono giustamente esigenti verso chi li rappresenta alla guida delle istituzioni. Unituscia è pronta a dare un contributo in tal senso.
Maurizio Ridolfi,
professore ordinario di Storia contemporanea
(Scienze Politiche, Unituscia),
Presidente del Centro Studi Europei e Internazionali
Presidente dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea a Viterbo e nella Tuscia
Articoli: Massimo Erbetti (M5s): “Circonvallazione dedicata alle vittime della Shoah, aderisco alla proposta perché è fondamentale non dimenticare” – Valeria Bruccola (Si): “La circonvallazione sia dedicata a una personalità che dia lustro alla città” – Luigi Telli: “Rifondazione comunista e Anpi già vent’anni fa condannarono l’obbrobrio di intitolare una strada ad Almirante” – Cgil e Spi Cgil: “Rimuovere l’intitolazione della circonvallazione a Giorgio Almirante è un dovere di memoria e coerenza democratica” –Arci: “Ci auguriamo che l’amministrazione comunale accolga l’invito dell’Anpi e cambi l’intestazione della Circonvallazione Almirante…” – “Ridicolo attaccarsi alla toponomastica cittadina, la circonvallazione Almirante porta questo nome dal 2006 e ai viterbesi va bene così…” – Articoli: Enrico Mezzetti: “L’intestazione a Giorgio Almirante va tolta, la circonvallazione va dedicata alle vittime della Shoah” – Francesco Boscheri (Pd): “Circonvallazione dedicata ad Almirante, cosa ne pensa la sindaca Frontini?” – Orlando Samperi: “Non accetto una circonvallazione dedicata a Giorgio Almirante, fu uno dei firmatari del ‘Manifesto della razza’…”

