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Salute - Il nuovo direttore generale della Asl: "Vanno rivisti i percorsi di accesso ai servizi. Medici e dipendenti devono essere orgogliosi di lavorare in questa azienda"

Egisto Bianconi: “La sanità viterbese va rivoluzionata rimettendo al centro le persone e il loro benessere”

di Daniele Camilli
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Ospedale Santa Rosa

Ospedale Santa Rosa


Viterbo – “La sanità viterbese va rivoluzionata, rimettendo al centro le persone, il loro benessere sanitario e i percorsi di accesso ai servizi”. Egisto Bianconi è il nuovo direttore generale della Asl di Viterbo, 3500 dipendenti di cui un migliaio solo all’ospedale Santa Rosa. Un incarico che durerà tre anni. 

Già commissario straordinario, 57 anni, 3 figli, romano di Tor Sapienza, ha aperto e diretto l’ospedale Sant’Andrea e lavorato nella Asl Roma 2, l’estrema periferia della capitale.  

“L’obiettivo – dice Bianconi – è lasciare questa azienda con la consapevolezza che medici e dipendenti siano orgogliosi di lavorare a Viterbo”.


Egisto Bianconi

Egisto Bianconi


Come ci si sente nei panni del nuovo direttore generale della Asl di Viterbo?
“Sono molto orgoglioso della nomina a direttore generale della Asl. Questo anche per tutti i programmi che abbiamo già sviluppato e che avremo modo di mettere a terra”.

Qual è il suo percorso professionale?
“Diciamo subito che non avrei voluto lavorare in sanità. Mi ci sono trovato per accontentare mio padre a un concorso. Sono entrato come impiegato e ho fatto tutto il percorso. Con una laurea in economia e commercio. La mia esperienza è iniziata all’ospedale San Camillo a Roma poi sono passato al Sant’Andrea quando ancora era chiuso. Eravamo 15 persone e la sfida era la sua apertura. E ci siamo riusciti. Lì sono cresciuto e mi sono formato, arrivando all’apicalità, come direttore amministrativo e successivamente come direttore generale. Dopodiché sono andato a lavorare in Asl Roma 2 e anche lì il percorso è stato estremamente formativo perché ho avuto il privilegio di vedere il territorio e i suoi servizi, cosa che in un ospedale non si ha modo di approfondire. Una Asl, quella di Roma 2, decisamente complessa. Ora ho avuto la fortuna di essere nominato prima come commissario, fase che mi è servita per sviluppare la programmazione, e adesso come direttore generale della Asl di Viterbo. Con l’obiettivo di realizzare quanto è stato programmato, a partire dall’inaugurazione dell’ospedale Santa Rosa”.

Tornasse indietro farebbe di nuovo la stessa scelta, cioè ridarebbe retta a suo padre?
“Assolutamente sì. Quando ho accettato il posto di lavoro studiavo da commercialista e mi sono detto: starò un anno, se il lavoro mi soddisfa e mi piace proseguo. Mi è piaciuto e ho proseguito. E devo dire che la mia carriera è stata sempre stimolante. Ho avuto la fortuna e il privilegio di avere molte soddisfazioni professionali, cosa che mi ha portato a rafforzare l’idea di aver fatto la scelta giusta, restare con convinzione in sanità”.

La Asl Roma 2 è un territorio molto complesso, come lei stesso ha ricordato, l’estrema periferia romana. Che insegnamento le ha lasciato?
“Mi ha insegnato a comprendere le esigenze vere di un territorio e la complessità di organizzare servizi territoriali in un’area ad alta intensità abitativa”. 

Quali differenze ha riscontrato tra la Asl Roma 2 e quella di Viterbo?
“Sono Asl che hanno esigenze diverse ma problematiche simili. Anche se ritengo che il tessuto sociale della provincia di Viterbo sia ancora un tessuto sociale che tenga e, rispetto a quello romano, più ricco di una socialità che purtroppo nella capitale sta scomparendo. Un territorio, quello della Tuscia, che è portatore di valori che vanno tutelati. E il valore più importante è la difesa del servizio sanitario pubblico”.


Viterbo - La cittadella della salute

Viterbo – La cittadella della salute, sede della Asl


Quali sono le principali criticità del territorio della Tuscia?
“Credo che il territorio della Tuscia abbia una potenzialità eccezionale, rispetto sia alla regione sia al paese nel suo insieme. Tuttavia molte delle sue potenzialità non sono espresse e questo produce un effetto di mobilità dei giovani verso altre città. Questo comporta un impoverimento del tessuto sociale. Una problematica che va affrontata e risolta in collaborazione con le altre istituzioni, creando percorsi di carriera sul nostro territorio rendendolo più ricco e attrattivo per tutti. Lo stesso vale per i servizi, che devono essere forniti con maggiore semplicità”.

Lei ha detto che la conclusione dell’ospedale Santa Rosa è anche un punto di partenza. Per fare cosa? E di cosa ha bisogno ancora la struttura?
“L’ospedale Santa Rosa ha innanzitutto bisogno di connotarsi e di diventare un punto di riferimento a livello regionale. E per raggiungere quest’obiettivo necessita di adeguamenti tecnologici e strutturali. Ad esempio non è accettabile che non abbia un ingresso e un’accoglienza. Non è accettabile che abbia un pronto soccorso nelle condizioni in cui lo abbiamo trovato e dei reparti ci siano stanze da 4 persone senza servizi. Questa non è più una condizione accettabile. Il nostro piano di programmazione dei lavori che vedrà risultati che porterà l’ospedale ad avere degli standard adeguati. Un altro esempio di scarsa accoglienza, che poi crea un disordine organizzativo, è quello dei parcheggi. Non è più accettabile che un utente non abbia risposte su questo fronte trovandosi in condizione di dover pagare oppure lasciare la macchina in mezzo a una strada, talvolta impedendo il passaggio anche dei mezzi di soccorso. Altra cosa che non è più accettabile è che le persone che vanno al pronto soccorso restino sotto a una tenda e che uno non sappia come trovare i servizi all’interno del Santa Rosa. La sanità viterbese, non solo l’ospedale, va rivoluzionata, rimettendo al centro le persone, il loro benessere sanitario e i percorsi di accesso ai servizi”.

Quali saranno gli interventi per migliorare le condizioni del pronto soccorso?
“I lavori di ristrutturazione del pronto soccorso termineranno nel mese di febbraio e già con questa prima ristrutturazione il reparto disporrà di circa 40 posti letto. Un dimensionamento quasi doppio rispetto alla realtà esistente. Si stanno poi già facendo le pratiche per l’ampliamento edilizio, aumentandone la ricettività per farlo diventare idoneo anche in caso di maxiemergenze e pandemie”.

Ematologia invece che fine farà? Perché non è stato scelto il corpo A3 come chiesto dall’Ail?
“Il corpo A3 è stato destinato unicamente all’attività chirurgica perché sovrasta le sale operatorie. Questo ha permesso di passare da un tempo di percorrenza del degente dal reparto al blocco operatorio di 25 minuti a un tempo che è pari a tre minuti. Serve tutto il corpo A3 perché la dotazione dei posti letto che la regione ha riservato all’ospedale Santa Rosa è tale che necessita appunto di quegli spazi. Andremo così a potenziare i posti letto per poter rispondere alle esigenze dei cittadini. Un obiettivo che riusciremo a conseguire quasi interamente per il 2025. Contestualmente ci rendiamo conto che Ematologia debba avere un sito adeguato per la cura dei pazienti. Per questo è stata avviata nella torre medica la realizzazione del reparto con ultimazione dei lavori prevista per il 30 di aprile. Una collocazione definitiva che permetterà il prima possibile di riprendere l’attività dei trapianti”.

Cosa manca alla sanità viterbese?
“Quando sono arrivato mancava l’ambizione e la consapevolezza di poter essere un servizio sanitario esemplare per tutta la regione, vivendo spesso a ricasco di Roma. Adesso vedo una coscienza sempre più marcata nel personale e nei collaboratori che avere un modello di sanità di eccellenza anche nella provincia di Viterbo è possibile. Poi è chiaro che mancano dei servizi territoriali per i quali stiamo cercando di costruire dei percorsi veri di assistenza soprattutto per i malati cronici che troveranno piena realizzazione nel momento in cui completeremo i completeremo di cantieri delle case e degli ospedali di comunità. In modo tale da far rimanere in prossimità del loro domicilio tutti i pazienti che necessitano visite e analisi periodiche per non aggravare il proprio stato di salute. Ed è importare creare un forte rapporto anche con i medici di medicina generale che seguono questi pazienti dandogli la disponibilità di servizi di cui possono fruire”. 

Quali sono i punti principali del suo programma per i prossimi tre anni?
“Innanzitutto la completa ristrutturazione dei siti dell’azienda, vale a dire gli ospedali Santa Rosa, Tarquinia e Civita Castellana, così come l’avvio delle pratiche per ultimare l’ospedale di Acquapendente, oltreché di tutte le case e degli ospedali di comunità. Questo a livello strutturale. Stiamo poi potenziando tutte le attrezzature e abbiamo un piano assunzione imponente, anche se molti medici rinunciano o rifiutano di venire a lavorare nella provincia di Viterbo anche a causa di condizioni strutturali che non sono attrattive. Quindi dobbiamo man mano limare anche questa riserva mentale. Dopodiché puntiamo a sviluppare tutti i percorsi possibili in ordine alla medicina territoriale per portare, quanto più possibile, i nostri servizi vicino al domicilio del paziente senza costringerlo a spostarsi in altri centri, a meno che non si tratti della cura di un fatto acuto. Tant’è che attiveremo un bus tecnologico per andare nei vari comuni come avveniva in passato. Una pratica interrotta con il Covid”.


L'inaugurazione della nuova ala dell'ospedale Santa Rosa

L’inaugurazione della nuova ala dell’ospedale Santa Rosa


Qual è l’obiettivo principale a cui punta nel corso del suo mandato?
“L’obiettivo è lasciare questa azienda con la consapevolezza che medici e dipendenti siano orgogliosi di lavorare alla Asl di Viterbo”.

Viterbo ha un’università dove manca Medicina. È arrivato il momento di portarla anche nella città dei papi?
“Ritengo che questo sia un percorso assolutamente interessante. Un percorso da approfondire, fonte di ricchezza non solo per la sanità ma anche per tutto il territorio. Chiaramente va costruito al fine di renderlo realizzabile e perseguibile”.

Qual è invece il messaggio che vuole lanciare ai cittadini, il punto di riferimento della sanità?
“Il 2024 è stato un anno di programmazione. Il 2025 sarà invece orientato all’organizzazione, alla performance e all’ascolto delle esigenze delle comunità e dei cittadini, perché i servizi vanno calibrati sui loro bisogni, sviluppando un nostro specifico modello che dia risposte concrete al territorio. Ci confronteremo quanto più possibile con le persone per cercare di comprendere le loro esigenze”.

Egisto Bianconi direttore generale della Asl di Viterbo. A chi va il suo pensiero?
“Il pensiero va a mio padre Ottavio che ha creduto nelle mie potenzialità. Dopodiché va al presidente Francesco Rocca che mi ha dato fiducia per rivoluzionare la sanità viterbese”.

Daniele Camilli


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18 febbraio, 2025

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