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Viterbo - Maxioperazione delle forze dell'ordine per liberare le case occupate - Il racconto disperato di Marco, una delle persone sgomberata a San Faustino

“Non ho un lavoro, non ho da mangiare e ho una figlia di 17 anni… sto impiccato, prenderei a capocciate un palazzo”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Non ho un lavoro, non ho da mangiare e ho una figlia di 17 anni… sto impiccato, prenderei a capocciate un palazzo”. Marco è una delle persone che l’altro giorno ha dovuto lasciare l’appartamento a San Faustino dopo la maxi operazione delle forze dell’ordine contro l’occupazione delle case.

Polizia locale, carabinieri, polizia, finanza e nuclei delle forze dell’ordine provenienti da Roma per sgomberare per sgomberare 5 appartamenti tra via Santa Rita e via Sant’Egidio da Viterbo, palazzine dell’Ater, case popolari.

Marco è un nome di fantasia, ha chiesto l’anonimato, “perché – dice – non voglio altri guai”. “Dopo lo sgombero sto impiccato – dice Marco -. Prenderei a capocciate un palazzo. Oggi mi salvo, perché questa sera alle 6 da mangiare me lo danno. Domani me lo devo andare a cercare da solo”.


Viterbo - Marco, una delle persone sfrattate a San Faustino

Viterbo – Marco, una delle persone sfrattate a San Faustino


Innanzitutto, come sta?
“Dopo lo sgombero sto impiccato. Prenderei a capocciate un palazzo. Oggi mi salvo, perché questa sera alle 6 da mangiare me lo danno. Domani me lo devo andare a cercare da solo. Io non sto lavorando. A meno che non mi arriva qualche buono, sarà difficile. Non so come fare”.

Come è entrato in possesso della casa da cui è stato mandato via?
“La casa dove stavo era stata assegnata ai miei suoceri e alla mia ex moglie. Poi mia suocera è morta e la mia ex moglie si è rifatta una vita aprendo un’azienda agricola. In quella casa siamo rimasti io, mia figlia che adesso ha 17 anni e mio suocero. Dopodiché anche mio suocero è morto e in quella casa siamo rimasti solo io e mia figlia”.

E lei non aveva titolo a stare in quell’appartamento?
“No, non avevo titolo. Io risiedo in via della Fantasia, l’indirizzo finto che si dà a chi non ha una fissa dimora. Inizialmente, qualche tempo fa, dall’appartamento me ne ero anche andato, perché con mio suocero non avevo buoni rapporti. Contemporaneamente anche mia figlia si era spostata dalla madre. Poi mia figlia è ritornata da mio suocero. A quel punto mio suocero mi ha richiamato perché da solo non riusciva a stare appresso a mia figlia. A quel punto sono ritornato, ed ho assistito anche mio suocero in quelle che erano le sue necessità. Alla fine anche lui è morto e in casa siamo rimasti in due”.

Quindi lei ha assistito suo suocero, poi quando è morto ha deciso di restare nell’appartamento assieme a sua figlia.
“Sì, mia figlia non era autonoma e non poteva stare sola. Ed io non sapevo dove altro andare e soprattutto come assicurare stabilità e un futuro a mia figlia”.


Viterbo - Marco, una delle persone sfrattate a San Faustino

Viterbo – Marco, una delle persone sfrattate a San Faustino


Sua figlia cosa fa, studia?
“No, mia figlia momentaneamente non studia e non lavora. Inizialmente si era iscritta al liceo artistico poi è passata all’istituto alberghiero e alla fine ha lasciato gli studi. Vuole lavorare. Adesso sta con me, poi spero possa trasferirsi da mia suocera. Anche perché spero di poter iniziare a lavorare a Roma, sto aspettando che mi chiamino per andare a fare il manovale in una ditta edile. Mi dovrò alzare alle tre di mattina per andare a prendere l’autobus al Riello”.

Sua figlia sta lavorando?
“No, non sta lavorando. Vorrebbe fare la barista, ma non riesce a trovare lavoro”.

Quando le forze dell’ordine sono intervenute per lo sgombero degli appartamenti, sua figlia era con lei?
“No, stava dal ragazzo con cui è fidanzata da un anno. Un bravissimo ragazzo che abita al Carmine. Appena sono uscito dall’appartamento l’ho chiamata per informarla. Mi ha raggiunto subito e insieme siamo andati dai servizi sociali per chiedere aiuto”.

La sua ex moglie non vi può aiutare? Vostra figlia non può andare da lei?
“Mia figlia dovrebbe andare a vivere con la mia ex moglie e con il compagno, ma credo non voglia. La casa dove abita la madre è lontana e in piena campagna. Si troverebbe completamente isolata”.

Se lo aspettava lo sgombero con l’intervento delle forze dell’ordine?
“Sì, me lo aspettavo. Sapevo che prima o poi l’avrebbero fatto. sa, però, qual è la cosa che più di tutti mi da fastidio?”

Qual è?
“Io ho fatto domanda per le case popolari, ma mi hanno risposto che le case piccole per due persone non ci sono e che difficilmente me ne avrebbero assegnata una. Conosco una persona, che è nelle mie stesse condizioni, che è riuscito ad ottenere casa dopo 25 anni. Il problema è che queste case andranno alla gente di colore che hanno 3-4 figli. Mentre chi sta solo non ha diritto alla casa”.

Le case popolari vanno a chi ha diritto e rispetta i percorsi stabiliti dalla legge, indipendentemente dal colore della pelle.
“Io non ho niente, sono solo, non ho nemmeno un’invalidità che mi possa aiutare con i punteggi. Davanti a me ci saranno 200 persone. E ho un Isee di 2 mila euro. E sono una persona che vuole lavorare”.


Case popolari occupate, maxioperazione delle forze dell'ordine all'alba a San Faustino

Viterbo – Case popolari occupate, maxioperazione delle forze dell’ordine all’alba a San Faustino


Qual è stato il suo ultimo lavoro?
“Ho lavorato per tre mesi con una ditta edile a Roma, facendo avanti e indietro con Viterbo. Ma non pagavano, non ho preso mai lo stipendio e alla fine la ditta ha dichiarato pure fallimento. Mi alzavo tutte le mattine alle 4 per andare a prendere il pullman al Riello e raggiungere Roma, Saxa Rubra. Da lì prendevo il trenino per arrivare al Flaminio e dal Flaminio prima la metro e dopo gli autobus per arrivare al lavoro. Un’Odissea infinita. Per poi tornare a casa e ricominciare tutto da capo”.

Ha provato a cercare lavoro a Viterbo?
“Certo, ma a Viterbo il lavoro non c’è. Non ci sono possibilità. E ho 56 anni. Chi me lo dà il lavoro? Mi devo per forza spostare su Roma, se sono fortunato. Qui, per un manovale di 56 anni, il lavoro non c’è. Sono disoccupato. Sono in attesa di una risposta da un’impresa romana che si occupa di ristrutturazioni. Ho provato pure a pulire i bagni pubblici, ma anche lì non c’è spazio e molti sono stati chiusi”. 

I servizi sociali del comune di Viterbo la stanno aiutando?
“Sì, mi stanno aiutando”.

In che modo?
“Mi hanno messo a disposizione un alloggio per tre mesi, in una casa di riposo lungo la Teverina. Ma così cosa si risolve, dopo tre mesi rischio di essere per strada. Come faccio a prendere una stanza se non ho lavoro? Anche se vado a lavorare a Roma, il guadagno è poco e tanto di quel poco che guadagnerei mi partirebbe per le spese di viaggio e il mangiare. I servizi hanno parlato anche con mia figlia dicendole che ci sono degli stage retribuiti e che si muoveranno per trovarle una soluzione”.


Case popolari occupate, maxioperazione delle forze dell'ordine all'alba a San Faustino

Viterbo – Case popolari occupate, maxioperazione delle forze dell’ordine all’alba a San Faustino


In questo momento lei come fa a vivere?
“Chiedo aiuto agli amici. Ce n’è uno in particolare che ogni tanto mi manda dei soldi. Poi vado dai frati cappuccini che ogni tanto mi danno qualche soldo o qualche pacco di generi alimentari. Poi la domenica vado alla chiesa ortodossa di via Saffi, pulisco le scale e lì c’è sempre qualcuno che conosci che ti dà un euro, due euro. Campo così”.

Non ha nessun familiare che la può aiutare?
“Ho delle sorelle che abitano a loro, ma hanno i loro problemi e non possono ospitare né me né mila figlia. Al massimo due o tre giorni. Io ho voglia di lavorare, prenderei a capocciate un palazzo. Non ho nemmeno la patente, mi devo muovere con gli autobus. Anche per cercare lavoro. Pure all’ufficio di collocamento non c’è spazio. Ho 56 anni, chi ti prende a lavorare a 56 anni? Poi fare il manovale a 56 anni è veramente faticoso. Ho la schiena massacrata. La mia preoccupazione adesso è per mia figlia. Spero di trovare lavoro a Roma, anche se sarà una ammazzata. Dove mi trovo ora, lungo la Teverina, per andare a prendere l’autobus che dal Riello parte alle 5 di mattina, mi dovrò alzare alle 3 e mezza di notte e farmi tutta la strada a piedi. Ci vorrà almeno mezz’ora. Per non parlare poi degli spostamenti dentro Roma per arrivare sul posto di lavoro. Stessa cosa anche la sera, quando tornerò dopo essere stato su un cantiere. Vorrei tanto trovare un lavoro a Viterbo. Vediamo che succede”.

Daniele Camilli


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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3 marzo, 2025

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