Viterbo – “Dobbiamo portare la vita sulle nostre spalle come il cuore di Santa Rosa”. Il vescovo Orazio Francesco Piazza questa sera nella chiesa della patrona al termine della processione del transito per le vie del centro storico del cuore di Rosa portato a spalla dai facchini del Sodalizio, il giorno del Dies Natalis, l’ascesa in cielo della santa. Nell’anno del Giubileo.
Viterbo – Santa Rosa – La messa Dies Natalis
“Il cuore di Rosa – dice il vescovo – deve diventare il cuore della nostra città”.
Ad ascoltare Piazza, la sindaca Chiara Frontini, la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna, il presidente della provincia Alessandro Romoli, il prefetto Gennaro Capo, il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini e il capofacchino Luigi Aspromonte.
Viterbo – Santa Rosa – La messa Dies Natalis
Con loro, tutti i facchini del Sosalizio, il presidente del consiglio comunale Marco Ciorba, assessori, consiglieri comunali, i costruttori Vincenzo e Mirko Fiorillo e l’ideatore della macchina di santa Rosa Raffaele Ascenzi.
“Alla fine della vita – commenta il vescovo – ognuno di noi si crea una sintesi. Ed è preziosa l’eredità di chi ci ha preceduto perché in quell’eredità c’è il loro cuore. Oggi è il Dies Natalis, il giorno in cui la speranza deve prendere corpo memore delle nostre eredità. E all’eredità che abbiamo ricevuto dobbiamo consegnare la lucidità del nostro impegno”.
Viterbo – Santa Rosa – La messa Dies Natalis
“Il cuore di Rosa – prosegue Piazza – ridona alla vita una qualità che si perde nelle spine del quotidiano. per dare memore ed efficacia al nostro agire”.
“Dobbiamo convertirci all’amore – continua il vescovo -, perché è solo nell’ottica dell’amore che possiamo leggere le fragilità. Altrimenti andiamo a sbattere nella sfiducia del vivere e nella disperazione”.
Viterbo – Santa Rosa – La messa Dies Natalis
“Sono tre gli ambiti su cui ci dobbiamo interrogare e su cui dobbiamo intervenire l’anno del Giubileo – sottolinea il vescovo -. La qualità della nostra persona, che si riverbera nella qualità delle nostre relazione, l’attenzione per le condizioni economiche e l’attenzione per il creato. Questi tre aspetti sono gli ambienti che creano le condizioni attraverso cui ciascuno di noi deve dare del proprio contributo. Un contributo realistico”.
“Cosa ci chiede Rosa? – domanda infine il vescovo -. Rosa ci chiede di verificare che se nella nostra vita e in tutti i suoi ambiti siamo capaci di camminare insieme e di ascoltare. E in questo percorso dobbiamo essere retti e costanti. Senza smarrirci nel tempo della prova. Le nostre parole e le nostre azioni raccontano che cosa abbiamo nel cuore”.
Daniele Camilli
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