Viterbo – Nuovo processo a Viterbo per il boss mafioso agrigentino Ignazio Ribisi, 68 anni, detenuto al 41 bis, dove sta scontando l’ergastolo da oltre un quarto di secolo.
Mammagialla – Nel riquadro il boss Ignazio Ribisi
Oltre al processo non ancora concluso per avere tirato una ciotola piena di escrementi a un’infermiera del carcere di Mammagialla, il 3 ottobre 2020, ieri è entrato nel vivo quello per essersi scagliato contro un gruppo di agenti della penitenziaria e una dottoressa del Nicandro Izzo di Viterbo, il 3 settembre dello stesso anno, minacciandoli con frasi come “ti sgozzo come un capretto”. L’imputato è difeso dall’avvocato Patrizia Ruzzi.
L’ergastolano, trasferito nel frattempo prima all’Aquila e poi a Spoleto, da lunedì è detenuto, sempre in regime di massima sicurezza, nel carcere di Opera a Milano, da dove ieri ha fatto di tutto, durante il videocollegamento col tribunale di Viterbo, per far saltare l’udienza, rinunciando a partecipare quando il giudice Jacopo Rocchi lo ha definitivamente scoraggiato dall’insistere con questioni non attinenti, disponendo di procedere oltre e sentire i testimoni della penitenziaria.
Erano circa le 14 del 3 settembre 2020 quando Ribisi, invece di andare al “passeggio”, avrebbe imboccato la scala di servizio che porta ai camminamenti di vigilanza sui passeggi, mettendosi a cavalcioni sul parapetto, minacciando di buttarsi di sotto, poi minacciando e oltraggiando i poliziotti che cercavano di farlo scendere, con frasi come “pezzo di merda”, “figlio di puttana”, “se entro stasera non viene il magistrato di sorveglianza, ti sgozzo come un capretto”,
“Solo il vicecomandante della penitenziaria è riuscito a convincerlo dopo una lunga negoziazione, al termine della quale è stato chiesto l’isolamento per motivi disciplinari. Eravamo in 5-6, ma abbiamo faticato a condirlo in cella per la resistenza che opponeva con pugni, calci e sputi. A una dottoressa ha detto ‘fatti i cazzi tuoi'”, hanno proseguito i testimoni.
“Poi ha rotto un pezzo di plexiglass della finestra e con quello ha cominciato a farsi dei tagli, per poi imbrattare col suo sangue le pareti della della”, hanno concluso i penitenziari, spiegando che a quel punto l’ergastolano è stato caricato su un’ambulanza e trasferito al reparto di medicina protetta dell’ospedale Santa Rosa.
Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato a dicembre.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
