Proceno – “La casa famiglia di Proceno rischia di chiudere, solo l’intervento della regione Lazio ci può salvare”. A lanciare l’allarme è il responsabile della struttura Emanuele Cica.
La casa famiglia di Proceno
“La struttura dal 2004 ospita 8 adulti con disabilità gravissima. Serve un intervento della regione – spiega Cica – per sanare la gravissima condizione in cui ci troviamo. Una situazione derivante dal fatto che non stiamo più ricevendo fondi. I nuovi pai, i progetti assistenziali personalizzati, progettati dalla Asl sono in estremo ritardo, provocando economicamente un vuoto di mesi, da gennaio a maggio. Inoltre non tutti i comuni degli ospiti residenti all’interno della casa famiglia di Proceno hanno dichiarato di avere le economie per pagare la quota sociale dei propri concittadini presenti nella struttura. Quota necessaria per la gestione e il funzionamento della casa. Per giunta i fondi del Piano sociale di zona VT1 sono ad oggi insufficienti per colmare la quota dei comuni”.
“Stando così le cose non possiamo fare altro che fermarci – prosegue Cica -. Sembra impossibile ma rischiamo di chiudere una casa famiglia viva da 20 anni. Solo un intervento regionale, che deve però arrivare entro il mese di maggio, può salvare la situazione, stabilendo anche cosa accadrà in futuro”.
Emanuele Cica
“Non siamo un servizio privato – sottolinea Cica -, ma un servizio sostenuto con fondi pubblici. La casa famiglia è stata infatti commissionata dalla regione nell’ambito del progetto Dopo di Noi per persone con grave disabilità e senza famiglia. Inoltre ogni ospite della struttura è stato inserito dalla Asl proprio perché la casa famiglia di Proceno è stata da sempre utilizzata dalle istituzioni come un servizio di pubblica utilità”.
La casa famiglia di Proceno
“Inoltre – continua Cica -, l’eventuale chiusura porrebbe poi tutta una serie di interrogativi, dolorosi dal punto di vista umano. Chi e come gestirà le vite e il futuro di 8 persone con disabilità gravissima che da 20 anni vivono insieme? Chi e con quali criteri deciderà di dividere questa famiglia?”.
“Senza considerare infine – conclude Emanuele Cica – che con la chiusura della struttura più di dieci famiglie si ritroverebbero senza lavoro”.
Daniele Camilli
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