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La minaccia con video in cui fa sesso a tre, condannato a 4 anni per violenza

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Tribunale - Carabinieri

Tribunale – Carabinieri

Viterbo –  (sil.co.) – Alcol, droga e sesso a tre. È finita male la notte all’insegna della trasgressione di una 26enne del capoluogo, minacciata di revenge porn e violentata a distanza di due giorni da parte di uno dei due giovani con cui aveva trascorso la serata del 28 febbraio 2024.

Imputato un 28enne, difeso dall’avvocato Federica Ambrogi, mentre la persona offesa, sentita all’udienza dello scorso 18 marzo, ha revocato la settimana scorsa la costituzione di parte civile, rinunciando a chiedere un risarcimento.

Oggi il pubblico ministero Massimiliano Siddi ha chiesto al collegio 5 anni per violenza sessuale e lesioni, con il riconoscimento delle attenuanti generiche. Il 28enne è stato condannato a 4 anni e 15 giorni di reclusione.

Il rapporto a tre del 28 febbraio 2024 era stato consenziente, come spiegato dalla persona offesa, mentre il 2 marzo la 26enne sarebbe stata minacciata coi video della notte brava, picchiata e violentata dall’imputato cui aveva detto no.

La notte del 2 marzo 2024, dopo essersi dati appuntamento in una discoteca di Viterbo, la ragazza è andata a casa del 28enne, che avrebbe preteso di fare sesso nonostante il suo rifiuto, picchiandola e minacciandola con dei video girati a sua insaputa la volta precedente: “Li pubblico e li mostro ai tuoi genitori”.  

La 26enne, ricorsa alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale, è stata dimessa dal Santa Rosa con una prognosi di 20 giorni. L’imputato, in seguito all’aggravamento della misura, è finito  a Rebibbia, dove è tuttora detenuto, il 9 aprile dell’anno scorso. 

“Due giorni prima, la sera del 28 febbraio, me lo aveva presentato un amico, con cui ci eravamo incontrati in un bar e con loro sono andata a casa dell’imputato, dove abbiamo bevuto, assunto cocaina e poi fatto sesso a tre, fino a quando non sono diventati violenti e gli ho detto basta. Hanno smesso, ma io non mi ero accorta che avessero girato un video”, ha spiegato in aula la 26enne, ammettendo la serata trasgressiva vissuta coi due amici. 

Tutto bene per due giorni. La coppia ha quindi deciso di rivedersi la sera di venerdì 1 marzo dell’anno scorso, dandosi appuntamento in discoteca, per poi andare nuovamente a casa di lui.

“Stavamo bevendo e chiacchierando – ha proseguito la giovane, scoppiando in lacrime – quando lui mi ha detto che voleva fare sesso e siccome io gli avevo detto di no cercava di sfilarmi i pantaloni, dopo di che mi ha mostrato i video girati a mia insaputa la volta precedente, in cui ero nuda e mi facevo una botta di cocaina, minacciando di mostrarli ai miei genitori e pubblicarli se non avessi acconsentito”. 


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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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