Vetralla – Vetralla piange Massimiliano Lucreziotti, addio allo storico autista degli scuolabus. L’uomo è morto improvvisamente in ospedale a Roma e lascia dietro sé una comunità incredula e sotto shock: “Tutti i bambini ti volevano bene, li riportavi a casa come fossero figli tuoi”. Un uomo gentile, sempre sorridente, scrupoloso nel suo lavoro e profondamente amato da chi ogni giorno lo incontrava, anche solo per pochi istanti.
Massimiliano Lucreziotti
La notizia della sua morte improvvisa ha scosso tutta la cittadina. Un paese intero che ora si stringe attorno ai suoi famigliari. Secondo quanto finora emerso, Massimiliano è deceduto in ospedale a Roma, dove era ricoverato. La notizia si è diffusa in poche ore e subito sono arrivati decine e decine di messaggi di cordoglio. Ricordi, pensieri, incredulità. “Una persona buona e umile. Ancora non posso crederci che tu non ci sei più, ciao Massimiliano R.I.P.” scrive un amico. E ancora: “Avremo un sorriso in meno da oggi in poi”. “Mi mancheranno le nostre chiacchierate, il tuo modo di ascoltare, la tua ironia sottile. Ovunque tu sia adesso, spero tu possa sentire questo saluto. Ti porterò con me, Max. Perché certe persone, anche se restano poco, lasciano dentro qualcosa che dura”.
“Con profonda commozione, l’amministrazione comunale e tutti i colleghi si stringono in un ideale abbraccio alla famiglia, e in particolare alla cara mamma Lucia, per la scomparsa improvvisa del nostro stimato Massimiliano – fanno sapere il sindaco, l’amministrazione comunale, i colleghi tutti -. La sua serietà, il suo impegno e la sua umanità rimarranno per sempre nella memoria di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare al suo fianco. In questo momento di grande dolore, il nostro pensiero più affettuoso va ai suoi familiari, ai quali esprimiamo tutta la nostra vicinanza e il nostro affetto”.
Un simbolo per Vetralla, una colonna per le famiglie. “Eri sempre sorridente e per i genitori e per i bambini eri una colonna. Ti volevano bene i bambini che tutti i giorni ci riportavi a casa, sempre preciso e scrupoloso, come se fossero figli tuoi”, scrive una mamma. E un altro saluto, pieno di dolore: “Non ci posso credere… No, Massimiliano”.
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