Civita Castellana – Autista schiacciato dal portello della cisterna, datore di lavoro condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per omicidio colposo.
Il drammatico incidente è avvenuto nove anni fa, mentre la vittima stava lavando il camion. L’assicurazione nel frattempo ha risarcito i familiari che hanno revocato la costituzione di parte civile al processo, che si è concluso ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi. L’accusa aveva chiesto due anni di reclusione. Il giudice ha disposto la sospensione della pena e la non menzione.
La tragedia risale al pomeriggio del 24 maggio 2016 quando Paolo Pinto (questo il nome della vittima, un quarantenne romano dipendente di una ditta di Guidonia, sposato a padre di due figli) stava lavando l’autocisterna presso un’azienda che tratta rifiuti speciali in via Monticelli, a Civita Castellana.
Sul posto sono intervenuti carabinieri, vigili del fuoco, 118 e anche l’eliambulanza, ma per il poveretto, morto sul colpo, non c’è stato niente da fare. Immediata l’apertura di un fascicolo per omicidio colposo da parte della procura, con la pm Paola Conti che ha disposto l’autopsia, iscrivendo il datore di lavoro nel registro degli indagati.
Nel corso del processo sono stati sentiti l’ingegnere che ha svolto i primi accertamenti, nell’immediato, durante il sopralluogo della Asl, e alcuni dipendenti della ditta, tra cui un ex autista e l’operaio compagno di squadra di Pinto, che però quel giorno stava lavorando nel magazzino di Guidonia.
“La tragedia è stata il frutto di una serie di circostanze malevole. L’operatore deve essere scivolato, spingendo inavvertitamente coi piedi la leva che stava sullo stesso pianale d’appoggio di ferro dove era salito per arrampicarsi fino alla cisterna per lavarla con la pompa. Il maldestro azionamento della leva ha provocato la tragedia”, ha spiegato il consulente.
“Per salire sulla botte, durante le operazioni di lavaggio – ha spiegato l’ex autista – ci arrampicavamo sul camion con la forza delle braccia, fino al piccolo pianale di ferro, che usavamo come appoggio per entrare dentro la botte. Oppure salivamo da davanti aiutandoci con una scaletta, se c’era. La pulizia era rimessa ai conducenti dei mezzi, e spesso ci aiutavamo con l’operaio. Pinto era autista e anche addetto alla manutenzione delle botti, aveva fatto dei corsi specifici e lavorava da anni nell’azienda, per cui era esperto”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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