Viterbo – Accusa di stupro tre compagni di carcere, per la psicologa il detenuto è parzialmente incapace a testimoniare. Presunta vittima un 37enne fragile, con problemi di stabilità mentale, invalido al cento per cento, tossicodipendente e con istinti autolesionistici e suicidiari.
Per la perita del tribunale il detenuto è parzialmente incapace a testimoniare. Si è chiuso così, il 22 maggio davanti al gip Fiorella Scarpato, l’incidente probatorio chiesto dal pm Flavio Serracchiani in seguito alla denuncia di un detenuto 37enne presunta vittima di violenza sessuale da parte di tre compagni presso la casa circondariale Nicandro Izzo di Viterbo. L’ultima parola spetta ora al pm, che potrà decidere di archiviare oppure chiedere il processo.
“Non parlo perché ho paura di morire”. Lo scorso mese di dicembre, prima avrebbe negato la violenza sessuale e mezzo ammesso la minaccia, quindi avrebbe spiegato al giudice di temere per la sua vita. Giovedì scorso è toccato alla psicologa Emanuela Canepari, nominata dal tribunale, riferire sull’attendibilità della parte offesa.
Si tratta di un italiano di 37 anni, attualmente ricoverato presso una comunità per il recupero di tossicodipendenti in provincia di Viterbo, che ha denunciato di essere stato abusato da altri tre detenuti, tra gennaio e aprile del 2023, mentre era recluso nel carcere “Nicandro Izzo” sulla Teverina.
Il Fiorella Scarpato lo ha sentito a porte chiuse, dopo l’accoglimento da parte del tribunale della richiesta di incidente probatorio del pm Flavio Serracchiani, per cristallizzare la versione della presunta vittima. La parte offesa, ascoltata nella forma dell’audizione protetta, onde evitare contatti visivi che potessero inficiare la genuinità della deposizione, avrebbe per l’appunto detto di temere per la sua vita, ammettendo solo in parte i presunti abusi subiti in carcere.
Il 37enne è assistito di fiducia dall’avvocato Angelo Morreale del foro di Milano. Indagati per violenza sessuale e minacce aggravate in concorso un detenuto 24enne senza fissa dimora originario dell’Egitto e due detenuti romani, un 29enne originario del Marocco e un coetaneo originario della Romania. Tutti difesi dall’avvocato Samuele De Santis e tutti trasferiti nel frattempo in altri istituti di pena.
Secondo quanto emerso, gli abusi sarebbero stati perpetrati tra il 23 e il 26 gennaio 2023, quando il gruppetto di detenuti gli avrebbe messo in bocca un calzino per impedirgli di chiedere aiuto e lo avrebbe costretto a subire ripetuti atti sessuali, in particolare penetrazioni anali.
Successivamente, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile di due anni fa, il 37enne sarebbe stato minacciato in più occasioni dai componenti del terzetto, che gli avrebbero puntato alla gola un oggetto rudimentale affilato e gli avrebbero bloccato il collo con un panno in modo da non lasciargli via d’uscita.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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