Viterbo – (eli.ca.) – Lavoratori della Lidl in stato di agitazione: chiedono salario più giusto e migliori condizioni di lavoro. Sciopero nella giornata di sabato 24 maggio per i dipendenti dell’azienda indetto dalla sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
Viterbo – La protesta dei lavoratori della Lidl
L’adesione da parte dei lavoratori dei punti vendita della Cassia Nord è stata molto grande.
Il supermercato, nella mattinata di sabato, è stato addirittura costretto a chiudere per l’impossibilità di soddisfare le esigenze dei clienti.
Nel pomeriggio, invece, avvisando le persone attraverso un cartello apposto all’entrata, l’accesso è stato limitato. Questo ha creato disagi e file.
Le richieste sono di carattere economico e organizzativo sotto il punto dei vista degli orari e della gestione del carico di lavoro. Si era cercato, a livello nazionale, un dialogo tra azienda e sigle sindacali, ma la proposta avanzata da Lidl non è stata giudicata accettabile.
Viterbo – La protesta dei lavoratori della Lidl
“A distanza di due mesi dalla prima proposta di Lidl sulla parte economica (incontro del 14
marzo 2025) – si legge in una nota delle organizzazioni sindacali diffusa a livello nazionale -, giudicata del tutto insufficiente dalle federazioni nazionali e dalle delegazioni, in cui l’impresa aveva offerto 200 euro di buoni spesa, nell’incontro ultimo la delegazione aziendale ha aggiunto ulteriori 100 euro in buoni spesa, oltre a proporre 100 euro lordi di una tantum che avrebbe erogato appunto una sola volta in busta paga qualora si fosse firmato l’integrativo”.
A Viterbo c’è stata una grande partecipazione.
“L’adesione alla protesta è stata forte – ha commentato la segretaria generale di UilTucs, Elvira Fatiganti -. Le ragioni riguardano il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Lidl Italia ha 23mila dipendenti tutti diretti, non c’e franchising. Sono stati chiesti dei soldi in più da dare ai dipendenti tramite un integrativo che andrebbe a migliorare il contratto collettivo nazionale e le condizioni di lavoro. Non si vuole distribuire equamente il lavoro, il part-time ha una flessibilità massacrante e i dipendenti non hanno più una conciliazione di tempi vita-lavoro. Un azienda che in cinque anni ha fatturato oltre un miliardo di euro, a dicembre si è presentata con 100 euro di buoni spesa. L’azienda sulle nostre proposte ha alzato il muro. Con uno stipendio di venti ore settimanali i dipendenti non vivono più. Così non è nemmeno possibile costruire un futuro.
Viterbo – La protesta dei lavoratori della Lidl
Lo stato di agitazione rimane aperto – sottolinea Fatiganti -. Abbiamo lasciato le bandiere attaccate alle colonne del supermercato. Pensavamo, così come succede ogni volta che si annuncia uno sciopero, che l’azienda avrebbe portato i sindacati al tavolo. Invece niente. Non è escluso che possano esserci altre chiusure a singhiozzo. Lidl deve inziare a gratificare i 23mila dipendenti che ha in Italia”.
Viterbo – La protesta dei lavoratori della Lidl
“La protesta è andata bene, c’è stata una grandissima adesione, quasi la totalità dei dipendenti – ha spiegato il segretario generale di Cisl Fisascat, Guido Calà -. Alle 10 hanno chiuso il punto vendita perché non riuscivano a gestire il personale. Il contratto integrativo si sta arenando sulle richieste da parte dei sindacati, richieste di una ridistribuzione della ricchezza. Lidl in Italia è una delle catene con un fatturato elevatissimo, di circa 7 miliardi di euro. Era stato chiesto almeno un premio di produzione da associare a dei risultati o a degli obiettivi raggiunti o buoni pasto, ma l’unica risposta da Lidl è stata quella di dare dei buoni spesa da utilizzare nel punto vendita. Il 70% del personale ha un contratto part-time con carichi di lavoro sempre più importanti. L’obiettivo di questa protesta era quello di riportare l’azienda al tavolo, magari riuscendo a farle cambiare idea su questi punti”.
“Lidl Viterbo 100% di adesione allo sciopero – ha scritto sulla sua pagina Facebook, Donatella Ayala, segretaria generale di Filcams Cgil -. I lavoratori chiedono un salario più giusto e condizioni di lavoro migliori”.
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