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Viterbo - Lo sottolinea la cassazione, alla quale aveva fatto ricorso contro gli arresti domiciliari - A novembre scattate misure cautelari per 24 indagati

‘Ndrangheta e carburanti, libero 41enne viterbese: “Resta la gravità indiziaria”

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Guardia di finanza

Guardia di finanza


Viterbo – (sil.co.) – Maxi operazione della guardia di finanza coordinata dalla Dda di Roma contro la cosca calabrese dei Mazzaferro che  avrebbe imposto nella capitale e anche nel Viterbese la logica mafiosa sui carburanti: è stato rimesso in libertà uno dei 24 indagati raggiunti da misura di custodia cautelare nel blitz dello scorso 18 novembre.

Si tratta di  un 41enne originario di Viterbo, D.G., tra i 12 indagati finiti agli arresti domiciliari, mentre per altri 7 fu disposto il carcere e per 6 l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Due degli arrestati avrebbero acquisito la gestione di un distributore nell’Alta Tuscia.

Lo scorso 28 gennaio il gip del tribunale di Roma, su istanza della difesa, ha sostituito la misura con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, rimettendo in libertà l’indagato, che nel frattempo era già ricorso per cassazione contro l’ordinanza con cui il tribunale di Roma, lo scorso 10 dicembre, aveva rigettato la richiesta di riesame contro i domiciliari.

La difesa ha contestato l’aggravante del metodo mafioso “in difetto dell’elemento soggettivo e della prova dell’esistenza della cosca Mazzaferro, nonché della sua operatività”. Lo scorso 14 aprile la cassazione, giudicando il ricorso inammissibile “per sopravvenuta carenza di interesse”, ha però sottolineato nelle motivazioni, pubblicate nei giorni scorsi, che “la sostituzione della misura ha riguardato esclusivamente il profilo inerente alle esigenze cautelari e non quello relativo alla gravità indiziaria, pure censurato col presente ricorso per cassazione”.

Il 41enne è finito ai domiciliari per un’ipotesi di riciclaggio aggravata ex art. 416-bis.1 cod. pen. (agevolare l’associazione per delinquere di stampo ‘ndranghetistico cosca Mazzaferro). Contestazione provvisoria elevata in relazione al transito della somma di 28.980 euro provento di frode fiscale su un conto corrente bancario, proveniente da una società a responsabilità limitata, attraverso un conto corrente tedesco di una società di intermediazione di diritto britannico, con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare l’associazione per delinquere di stampo ‘ndranghetistico di Marina di Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria.

In particolare, il clan avrebbe operato attraverso una pluralità di imprese affidate a soggetti prestanome, allo scopo di realizzare le cosiddette “frodi carosello” all’Iva. I proventi derivanti dall’evasione fiscale sarebbero stati poi reinvestiti nel medesimo settore economico, mediante l’acquisizione di ulteriori distributori e depositi commerciali di carburanti.


Articoli: Le mani della ‘Ndrangheta sulla benzina: due degli arrestati gestivano un distributore nell’Alta Tuscia – ‘Ndrangheta a Roma: 25 misure cautelari per frode sui carburanti


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 maggio, 2025

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