Viterbo – Il Giubileo del 1650 fu indetto da Innocenzo X che il 24 dicembre 1649 aprì la Porta Santa, non sappiamo con quale animo, perché solo qualche mese prima aveva fatto radere al suolo la città di Castro, chiese comprese, dopo aver fatto uscire gli abitanti.
Viterbo – Don Mario Brizi
Nel secolo XVII i Giubilei videro il trionfo delle confraternite che con variopinte divise, preziosi arredi e artistici stendardi sfilavano per le vie di Roma tra l’ammirazione degli abitanti e dei numerosi pellegrini.
Anche le confraternite viterbesi in quell’anno non furono da meno. Proprio per l’Anno Santo del 1650 furono commissionati a due famosi artisti gli stendardi processionali dipinti su ambedue le facciate da ostentare nel pellegrinaggio nella capitale della cristianità.
La Confraternita del Gonfalone si affidò al pittore viterbese Giovan Francesco Romanelli che raffigurò uno splendido battesimo di Gesù e, sul retro, la Madonna della Misericordia che con il manto protegge i confratelli e, di lato, San Bonaventura da Bagnoregio, fondatore della confraternita, ancora custodito nella chiesa del Gonfalone di Viterbo.
Da parte sua, la Confraternita del Santissimo Sacramento di San Martino al Cimino non fu da meno chiamando a dipingere il proprio stendardo da uno dei più importanti artisti italiani del tardo barocco, Mattia Preti. Questi nel “verso” raffigurò il “Cristo Eucaristico”, sul quale sono evidenti le ferite dei chiodi e del costato, mentre nell’altro lato è visibile la scena di San Martino a cavallo che dona il mantello al povero.
Per la realizzazione dell’opera fu determinante il sostanzioso contributo elargito da Olimpia Maidalchini che, come contropartita, volle che fosse raffigurato il suo stemma gentilizio e quello di Innocenzo X che l’aveva insignita del titolo di principessa di San Martino al Cimino.
Don Mario Brizi
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