Bassano in Teverina – (sil.co.) – Diffamatore seriale alla sbarra, vittima ancora una volta il sindaco di Bassano in Teverina e presidente della provincia Alessandro Romoli.
Alessandro Romoli
Imputato il “collezionista di querele”, un uomo originario di Roma, G.T., di 74 anni, difeso stavolta dall’avvocato Vania Bracaletti, che con quattro condanne per diffamazione al suo attivo ieri era davanti al giudice Jacopo Rocchi, di nuovo con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni di Romoli, quest’ultimo parte civile con l’avvocato Giuseppe Puri.
Il processo è entrato nel vivo con la testimonianza della parte offesa, ovvero lo stesso Romoli: “Ha comprato casa a Bassano in Teverina nel 2014 e da allora non ha mai smesso di diffamarmi con post sulla sua pagina Facebook e altrove, che ledono la mia onorabilità sia come sindaco che come presidente della provincia, non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale e nell’ambito del mio partito di riferimento, da cui più volte mi è stato chiesto chi fosse e perché ce l’avesse con me”.
“Anche di recente me lo sono trovato a fare foto sotto casa mia o ai miei congiunti nonché nello stesso ristorante dove giorni fa ero a cena con il collega sindaco di Tuscania. Parla di connivenze mafiose e ipotizza connivenze coi carabinieri che, a detta sua, d’accordo con me archivierebbero le sue denunce”, ha spiegato Romoli al giudice.
“Se l’è presa anche con un invalido al 90 per cento seguito dai servizi sociali, assunto in comune solo perché gli spettava e non perché è un amico mio, come dice in giro l’imputato, che non perde occasione per rivendicare i suoi post, i suoi messaggi, le sue mail”. Nessun dubbio che si tratti proprio del 74enne: “Ha altre condanne per diffamazione aggravata nei miei confronti”, la conclusione.
In autunno la sentenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
