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Tribunale - L'imputato in passato è stato già denunciato per stalking e diffamazione - Parti civili anche il comandante dei vigili e un assessore di Bassano in Teverina

Dà del mafioso al sindaco Romoli, a processo per calunnia il “collezionista” di querele

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Alessandro Romoli

Alessandro Romoli


Bassano in Teverina – (sil.co.) – Dà del mafioso al sindaco di Bassano in Teverina, a processo per calunnia il “collezionista” di querele. “Contattava tutta una serie di persone che per lavoro e per mansioni istituzionali andavo e vado ad incontrare, dicendo che io ero un mafioso”, ha spiegato lo stesso Alessandro Romoli ieri in tribunale.

E’ l’uomo originario di Roma che dopo avere scelto il caratteristico borgo della Tuscia quale buen retiro ha più volte attaccato, anche tramite social, la pubblica amministrazione subendo nel corso degli ultimi anni processi per vari reati, tra cui diffamazione, stalking e per l’appunto calunnia. 


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Il dibattimento è entrato nel vivo questo giovedì davanti alla giudice Elisabetta Massini, che ha sentito le parti offese. Oltre al sindaco anche l’assessore ai lavori pubblici e il comandante della polizia locale,  tutti parte civile con l’avvocato Romeo, mentre l’imputato è assistito dall’avvocata Anna Paradiso sostituita dal collega Marco Valerio Mazzatosta.

Sul banco dei testimoni il sindaco di Bassano in Teverina nonché presidente della provincia Alessandro Romoli, l’assessore ai lavori pubblici Stefano Abati e il sovrintendete capo dei vigili urbani Giampiero Pompili.

I fatti al centro del processo risalgono al 2017, quando l’imputato si sarebbe scagliato più volte contro le vittime dando loro dei mafiosi, avrebbe inviato mail per segnalare abusi, presentato esposti, ipotizzato presunti favoritismi, attaccato l’utilizzo delle grotte del borgo per l’allestimento del presepe vivente, sollevato dubbi sulla concessione di un locale dell’Ater per dei laboratori di ceramica nonché fatto scattare verifiche su certificati di residenza secondo lui sospetti. Tutte denunce che non avrebbero trovato alcun riscontro. 

Romoli, in particolare, ha ricordato come all’epoca, oltre ad essere il sindaco di Bassano in Teverina, fosse anche il presidente dell’interporto di Orte, con tutti i potenziali danni nell’essere appellato come mafioso.

“L’imputato ha cominciato un’attività a tutto campo su tutte le varie questioni che attendono all’amministrazione di un comune e in un primo momento abbiamo anche sopportato, poi la situazione è dilagata – ha sottolineato in particolare il sindaco Romoli – lui contattava tutta una serie di persone che per lavoro e per mansioni istituzionali andavo e vado ad incontrare, dicendo che io ero un mafioso. Ha anche detto che i carabinieri di Orte erano collusi con noi e presentando diverse denunce-querele poi archiviate”. 

“Me lo sono trovato sotto casa a farmi delle fotografie, poi puntualmente pubblicate a corredo dei suoi post. Si è messo a seguire per strada e a fotografare perfino mia madre, che è anziana, costringendola a rinunciare a uscire da sola a fare la spesa per lo stato d’ansia che le ha procurato”.

Il processo è stato rinviato al prossimo 13 marzo per la discussione e la sentenza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 ottobre, 2022

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