Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Mi presento, sono Osvaldo Santillo credo a voi già conosciuto dal momento che già in passato ho avuto modo di esprimere un mio pensiero al personale del reparto chirurgia ed ambulatorio dell’ospedale Belcolle di Viterbo (attuale ospedale Santa Rosa). Tengo molto a precisare che ciò che mi appresto ad esprimere è realizzato non dalla voce di una fredda penna ma bensì dalla voce di un cuore ricco di profonda gratitudine nei confronti di chi di seguito menzionerò.
Viterbo – Ospedale Santa Rosa
È oramai trascorso un anno da quando per mia sventura sono stato sottoposto ad un quarto intervento chirurgico all’addome allo scopo di risolvere un problema non di certo letale ma increscioso. Con questo mio scritto è mia umile quanto doverosa intenzione porgere il mio più accorato ringraziamento a tutto lo staff medico che tanto affettuosamente si è adoperato affinché venisse risolta una situazione di dolore e sofferenza nei confronti della quale ne avevo perduto ogni positiva speranza.
Ringrazio con cuore e affetto il caro dottor Domenico Giannotti, la cara dottoressa Cristina Carruezzo e tutto il loro seguito per aver effettuato con successo l’intervento al mio sofferente addome applicando una inisperata tecnica” laparoscopica”.
Non nutrivo alcun dubbio sulle capacità altamente professionali del dottor Giannotti e di tutto il suo personale coadiuvante al punto tale che non ebbi alcuna esitazione nell’esprimere il mio consenso affinché l’operazione venisse effettuata per come da loro programmata ma per indisponibilità di posto non a Viterbo ma presso la chirurgia dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana.
Intervento complesso quanto rischioso dal momento che si era consapevoli di intervenire su di un addome fortemente devastato ed indebolito dai precedenti 3 interventi non andati purtroppo a buon fine certamente non per demerito degli operatori ma per una mia conformazione fisica che no ne aveva consentita la buona e sperata riuscita. Grazie dottor Giannotti, la mia speranza è che tu possa continuare ad esercitare la tua preziosa opera qui da noi.
Perché? Ma perché tutti noi abbiamo la necessità di affidarci a professionisti altamente preparati come hai dimostrato di esserlo tu, medico non solo fortemente capace ma soprattutto in possesso di una carica di umanità non comune la quale si è dimostrata più efficace di un aggiornato farmaco o di un affilato bisturi. Credo che dobbiamo tutti essere orgogliosi di disporre di una sanità locale formata da medici di alto valore i quali, a dispetto della loro giovane età, mettono in luce un bagaglio professionale degno di ogni estrema lode. Grazie Giannotti te ne sarò eternamente grato.
Non posso inoltre trascurare di ringraziare colui che considero il pilastro dell’ambulatorio chirurgico, l’infermiere oramai diventato sincero amico Roberto Capalti che nel periodo post operatorio mi ha seguito e curato con affetto che definire fraterno è da considerare veramente poco, grazie anche a te Roberto per avermi supportato e sopportato per lunghissimo tempo.
Il mio ringraziamento va doverosamente indirizzato anche alla signora Anna Salza coordinatrice del relativo poliambulatorio la quale con la sua preziosa opera contribuisce a far di che il menzionato reparto sia considerato una vera eccellenza della nostra sanità locale. Ringrazio inoltre la signora Nadia Volpi sempre presente ad ogni mia esigenza dettata purtroppo da una condizione di Immane sofferenza.
Il mio ringraziamento va inoltre indirizzato ai medici che in precedenza hanno lavorato sul mio caso e cioè al caro dottor Leonardo Serafini ed al caro dottor Tiziano Fortunati. Beh, credo di aver ringraziato tutti ma nella eventualità che ne avessi trascurato qualcuno me ne scuso profondamente. La nostra sanità apparentemente è malata ma consideriamo sempre che è composta da esseri umani i quali magari accantonando i loro personali problemi di svariati natura non mancano mai di esprimersi sempre col sorriso incutendo nell’animo di chi è in sofferenza quella fiducia a volte smarrita.
Sotto quei camici, sotto quelle divise… Non dimentichiamolo mai, è di vitale importanza comprendere che sotto quegli indumenti da loro orgogliosamente indossati batte un cuore, un cuore che anche nel più assoluto silenzio parla, urla ed esprime tutto quanto di bello è in grado di trasmettere a chi si trova nella amara condizione di vivere in sofferenza sia fisica che morale. Alla luce di ciò non possiamo che dire a tutte e tutti loro: grazie e che quel dio dal quale tutti noi dipendiamo possa sempre assistervi con meritata benevolenza.
Osvaldo Santillo
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