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Viterbo - Interviene Non ce la beviamo

“Emergenza acqua nella Tuscia, basta silenzi e ritardi”

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Acqua - Rubinetto aperto

Acqua – Rubinetto aperto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Emergenza acqua nella Tuscia, le istituzioni diano risposte immediate.

Siamo ormai in estate e in molti centri della Tuscia i rubinetti sono già a secco, in altri casi si registrano contaminazioni da arsenico e fluoruri e/o da batteri patogeni come gli enterococchi. Puntuali, e ogni anno, tornano quindi le solite raccomandazioni del presidente della provincia che chiede ai cittadini di utilizzare l’acqua in modo responsabile. Però, come è noto, il 50% delle nostre risorse idriche si disperde per strada a causa delle reti fatiscenti.

È fondamentale tutelare e proteggere l’acqua, soprattutto in tempi di siccità e di cambiamenti climatici, ma questo non può dipendere soltanto dall’impegno personale dei cittadini, occorre prima di tutto un concreto impegno istituzionale. Disponibilità, quantità e qualità dell’acqua sono condizioni fondamentali per la salute delle comunità e nella nostra provincia l’arsenico e i fluoruri rappresentano ancora un costante problema sanitario, ultimamente aggravato anche dalla frequente presenza di inquinamento batterico. Molti sono i centri colpiti da ordinanze di non potabilità dell’acqua, mentre altri presentano costantemente valori ai limiti di legge con sforamenti durante il corso dell’anno e in particolare nella stagione estiva.

L’assunzione di acqua contaminata rappresenta un innegabile rischio per la salute di adulti e soprattutto di bambini, come è emerso anche dalla conferenza stampa dell’associazione Medici per l’ambiente – Isde – in collaborazione con l’Ordine dei medici della provincia di Viterbo, che la settimana scorsa ha presentato lo studio scientifico “Arsenico nelle acque: quando a preoccupare sono le esposizioni croniche a dosi entro e al di sotto del parametro di legge”.

Di fronte a una sfida di tale rilevanza non ci si può rivolgere soltanto ai cittadini, già paradossalmente penalizzati anche da tariffe altissime e non più accessibili per i più, ma occorre che le istituzioni preposte, a cominciare dal presidente dell’Ato e dai sindaci che lo compongono, diano finalmente risposte concrete e non ideologiche come la delega all’atteso socio privato. Riteniamo sia doveroso e urgente, visto che è loro prerogativa questa competenza, prendere in mano la situazione dettando la linea politica, perché questo territorio ha già subito troppo.

Come comitato, vogliamo dare un contributo costruttivo segnalando le nostre proposte:

  • una capillare, trasparente e tempestiva informazione alla popolazione circa le analisi dell’acqua e le ordinanze di non potabilità;

  • rifornimento di acqua potabile nelle zone colpite da ordinanze di non potabilità con particolare attenzione agli anziani, ai disabili, alle donne in gravidanza, alle scuole, agli uffici pubblici e agli esercizi commerciali;

  • ammodernamento/sostituzione della rete idrica territoriale (quella attuale perde quasi il 50% dell’acqua captata): diffusa informazione ai cittadini, anche attraverso forme partecipative, sullo stato dei lavori, sui progetti in atto finanziati dalla Regione Lazio, nonché sui progetti relativi al Pnrr, compresi quelli mirati alla depurazione delle acque reflue nella nostra provincia;

  • rilevazione preventiva della disponibilità di acqua in tutti i pozzi e bacini che riforniscono la popolazione con un attento monitoraggio batteriologico e chimico;

  • stretto controllo sulle procedure di potabilizzazione;

  • censimento aggiornato dei pozzi esistenti anche al fine di contrastare eventuali fenomeni di prelievi abusivi;

  • sgravio della bolletta per i giorni in cui il servizio di erogazione è stato interrotto e sgravio della fatturazione per la voce depurazione nei periodi di non potabilità dell’acqua.

Raccomandiamo inoltre la valutazione di fattibilità del progetto pubblicato dall’Università degli studi della Tuscia – dipartimento di scienze ecologiche e biologiche – che evidenzia la possibile captazione di acqua potabile di qualità, con minimo contenuto di arsenico, in falde superficiali nel territorio dei Monti Cimini.

Da ultimo, al fine di ridurre gli alti costi dell’attuale sistema di dearsenificazione e conseguentemente delle bollette, si chiede un’attenta valutazione di tutte le nuove tecnologie disponibili per la dearsenificazione come emerso nella conferenza stampa di cui sopra.

Oltre ai disagi e agli alti costi dell’acqua a cui sono sottoposti i cittadini, non si possono dare loro anche lezioni di comportamento, i cittadini sono ben consapevoli che l’acqua non si spreca, se non altro perché poi si paga profumatamente.

Occorre invece da parte degli amministratori dare un’adeguata importanza a questo tema: garanzia della salubrità dell’acqua come condizione essenziale per la salute e quale diritto universale la cui accessibilità deve essere assicurata a tutti.

Riteniamo che queste richieste siano da valutare urgentemente con la massima attenzione e da inserire tra le priorità dell’agenda politica.

Non ce la beviamo


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18 giugno, 2025

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