Viterbo -Riceviamo e pubblichiamo – Il 7 giugno abbiamo scelto di aderire al pride organizzato dall’associazione TusciaPride. Lo abbiamo fatto nonostante le modalità di condivisione e organizzazione dell’evento non ci abbiano convinte: siamo state contattate quando tutto era già stato deciso. Nessun confronto, nessuno spazio reale di partecipazione.
Eppure abbiamo scelto di esserci, come facciamo ogni volta che si lotta per i diritti. Perché il nostro impegno femminista contro la violenza maschile sulle donne è anche una battaglia per una società più giusta, più libera, più plurale.
Apprendiamo ora dalla stampa che è stata presentata una mozione in consiglio comunale, elaborata – a quanto risulta – coinvolgendo alcune associazioni che si occupano di diritti LGBTQIA+.
A noi, come Kyanos, nessuno ha chiesto nulla. Riteniamo che sarebbe stato opportuno coinvolgere tutte le associazioni che hanno aderito alla manifestazione, anche quelle che – come la nostra – si occupano di violenza di genere da una prospettiva femminista. Perché la lotta contro la violenza maschile è profondamente politica e strettamente connessa alla difesa dei corpi e delle libertà di tutte e tutti. Il femminismo non è un capitolo a parte: è parte integrante di ogni battaglia per i diritti. Leggiamo anche dell’esistenza di un manifesto politico del Pride, che sarebbe stato condiviso con alcune forze politiche.
A Kyanos non è mai stato comunicato né trasmesso, nonostante la nostra adesione ufficiale. Crediamo che prima di comunicare pubblicamente chi ha aderito, fosse doveroso condividere i contenuti con chi ha scelto di esporsi e metterci la faccia. Non ci interessano le adesioni simboliche. Vogliamo spazi reali di confronto, condivisione e costruzione collettiva. Kyanos c’è stata, e continuerà ad esserci. Ma non in silenzio, e non a rimorchio. La partecipazione non può essere una formalità. Deve essere una pratica politica consapevole.
Il direttivo dell’associazione Kyanos
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