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Tribunale - Al centro antiviolenza l'avevano consigliata di stare attenta all'escalation e raccogliere le prove

Lei raccoglie vocali pieni di insulti, ex a giudizio per maltrattamenti

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Tribunale di Viterbo

Tribunale di Viterbo


Viterbo – (sil.co.) – Nonostante la relazione sia finita nel peggiore dei modi, la parte offesa, che si era anche costituita parte civile, ha annunciato ieri tramite l’avvocato Dominga Martines la remissione della querela sporta contro il suo ex, finito a processo per maltrattamenti aggravati davanti al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi.

Non le è ovviamente bastato ritirare le denuncia, essendosi le presunte condotte vessatorie consumate davanti alla figlia minore della coppia, per cui il pm Michele Adragna, pur prendendo atto del fatto che la presunta vittima ha perdonato il presunto aguzzino, ha raccolto comunque la testimonianza della parte offesa.

La coppia sarebbe scoppiata nel 2021, quando i due compagni hanno smesso di vivere sotto lo stesso tetto. “Fino a quel momento stavamo insieme 24 ore su 24 – ha spiegato la parte offesa, una 47enne originaria di Roma venuta a vivere nel 2013 nella Bassa Tuscia. “Ci siamo conosciuti per lavoro e poi ci siamo messi insieme, gestendo una cooperativa che svolgeva attività legate all’ambiente”, ha spiegato.

Nel 2015 i primi problemi. “Io avevo la bimba piccola e lui era assillante, fino a quando, un giorno che ero fuori per un’attività di trekking con gli asinelli, e avevo con me anche la bimba, non mi ha aggredita verbalmente al telefono mentre tra gli escursionisti era presente, il caso ha voluto, una operatrice di un centro antiviolenza di Roma che, vedendomi scossa e capendo subito la situazione, mi invitò a parlarne”, ha spiegato.

“Andai in sede e mi dissero di stare attenta a eventuali segnali di escalation e a raccogliere prove dei suoi comportamenti. Insomma, se vuoi la pace, prepara la guerra”. Così la volta che lui mi si fece sotto solo perché avevo strusciato la macchina al centro commerciale e diceva che lo avevo fatto apposta per non fargliela vendere, ho raccolto registrazioni e vocali in cui mi diceva testa di merda, non capisci un cazzo, hai problemi al cervello  e altro insulti”.

La donna sta seguendo un percorso psicologico: “Faccio psicoterapia – ha sottolineato con la voce tremante – mi sento in colpa per quello che è successo, anche se mi dicono che non è colpa mia”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 


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10 giugno, 2025

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