Ronciglione – Ronciglione, un tempo faro della Tuscia, si trova ad affrontare la chiusura di un’epoca. La storica residenza Principe di Piemonte, unica struttura ricettiva nel cuore del centro storico, si trasforma in un centro di accoglienza straordinaria (cas), segnando la fine di un sogno turistico per la cittadina.
La decisione dell’imprenditore Luciano Colelli di affittare la struttura per tre anni alla cooperativa Splendid, destinandola a Cas, ha gettato nello sconforto una comunità che vede il proprio centro storico sempre più in agonia. Piazza Principe di Piemonte, da sempre fulcro vitale, e via Magenta, già penalizzata da una viabilità compromessa, rischiano di perdere definitivamente il loro valore, trasformandosi da “isole felici” a simboli di un declino inesorabile.
La rabbia dei cittadini e le reazioni istituzionali
La notizia, appresa solo pochi giorni fa dal sindaco Mario Mengoni, ha scatenato la rabbia e la frustrazione dei cittadini. Il primo cittadino, pur dichiarandosi contrario all’iniziativa, ha ammesso la sua impotenza di fronte a un accordo tra privati. Un senso di insicurezza, accompagnato da una crescente fobia verso gli extracomunitari, si sta diffondendo in un paese che si svuota progressivamente di attività commerciali e vede le sue strade sempre più deserte.
La domanda che molti si pongono è lampante: cosa spinge un imprenditore del settore turistico a rinunciare alla propria attività per un centro di accoglienza? Questa scelta appare come il sintomo di una malattia più profonda che affligge Ronciglione, passata da paese aperto e culturalmente vivace a una realtà chiusa e autoreferenziale.
Il declino di un borgo d’Eccellenza
Ronciglione, vincitrice del titolo del “Borgo dei Borghi” grazie anche alla visibilità offerta da Marco Mengoni, non è riuscita a sfruttare questa preziosa occasione. L’afflusso turistico successivo alla vittoria ha trovato un borgo impreparato: attività e bar chiusi, Pro loco inaccessibile, e un’offerta turistica praticamente inesistente.
Gli eventi, un tempo fiore all’occhiello del paese, sono diventati un circolo chiuso, dedicati quasi esclusivamente al pubblico locale e privi di appeal per i visitatori esterni. L’unica attrazione rimasta, il lago di Vico, si rivela un costo piuttosto che una risorsa per la comunità. Senza alberghi o campeggi, non ci sono entrate dalla tassa di soggiorno né dai parcheggi inesistenti, lasciando ai cittadini l’onere di smaltire i rifiuti dei turisti del weekend.
Questa triste vicenda non è solo la storia di una struttura che cambia destinazione d’uso, ma il simbolo della fine di un’epoca per Ronciglione, un tempo paese all’avanguardia nel turismo, nel commercio e negli eventi. La speranza ora è che da questa crisi possa nascere una riflessione profonda sul futuro del borgo, prima che la sua agonia diventi irreversibile.
Italo Leali
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