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Anche tu redattore - La segnalazione di Massimo Gualdi

“Crisi idrica a Fabrica di Roma: un bene pubblico diventato emergenza sanitaria”

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Fabrica di Roma – Riceviamo e pubblichiamo – La situazione idrica nel comune sta raggiungendo livelli di criticità che molti definiscono inaccettabili. L’acqua manca a intermittenza in diverse zone del territorio, spesso con pressione talmente bassa da rendere impossibile l’uso degli elettrodomestici. Un disagio che, anziché risolversi, si è aggravato con il passaggio della gestione a Talete, avvenuto nell’ultimo trimestre del 2024.

Acqua - Rubinetto aperto

Acqua – Rubinetto aperto


I problemi non sono certo nuovi: già dal 2016 un’ordinanza comunale vieta l’uso potabile dell’acqua a causa dell’elevata concentrazione di arsenico. Tuttavia, dal luglio 2025, un comunicato dell’Asl ha rivelato dati ancora più allarmanti: sono stati rilevati enterococchi e streptococchi nell’acquedotto comunale. L’acqua, dunque, non è solo non potabile, ma è diventata potenzialmente dannosa anche per l’igiene personale.

Secondo i dati disponibili, il livello di arsenico ha raggiunto picchi di 45-50 µg/l, ben oltre il limite massimo consentito di 10 µg/l stabilito dalle normative europee più volte in piu mesi. Il sapore metallico è diventato una triste costante per i cittadini, ma il recente allarme microbiologico ha superato ogni soglia di tolleranza.

Alla popolazione non resta che arrangiarsi: chi ha bambini, anziani o persone fragili in casa è costretto a rifornirsi quotidianamente di acqua potabile tramite taniche e bottiglie presso le casette di distribuzione, senza però conoscere con esattezza i valori chimici e batteriologici di quella stessa acqua. I dati non sono resi pubblici, e la trasparenza sembra essere un lusso negato come l’acqua potabile dai rubinetti.

La situazione è ancor più insostenibile per gli anziani e per chi vive in abitazioni con accesso difficoltoso: trasportare litri d’acqua su scale ripide non può e non deve essere la normalità.

In questo contesto, quello che un tempo era un bene pubblico essenziale si è trasformato in un pericolo pubblico. La responsabilità sembra essere rimpallata tra enti gestori e amministrazioni comunali, senza un piano concreto e trasparente per il ritorno alla normalità. C’è chi ha tentato soluzioni autonome, con filtri, depuratori e perfino pozzi domestici, ma è davvero questo il modello sostenibile per la cittadinanza?

A oggi, nessuna comunicazione ufficiale da parte di Talete o dell’amministrazione comunale ha chiarito quali azioni verranno intraprese: saranno installati nuovi sistemi di depurazione efficaci? Verranno potenziati i depuratori?

Nel frattempo, numerose denunce sono già state depositate dai cittadini. La questione è tutt’altro che chiusa.

Massimiliano Gualdi


Anche tu redattore – le segnalazioni dei lettori

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10 luglio, 2025

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