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Spettacolo - L’attore e regista ospite del Tuscia Film Fest dopo la proiezione di “Follemente” - Oltre mille persone a piazza San Lorenzo - FOTO

Edoardo Leo incanta Viterbo

di Irene Temperini
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Viterbo – Edoardo Leo incanta, fa sorridere e riflettere. E si racconta, con autenticità, leggerezza e ironia.

Ieri sera Edoardo Leo è stato ospite del Tuscia Film Fest dopo la proiezione di FolleMente, ultimo film di Paolo Genovese di cui è protagonista.

Dopo aver ricevuto il premio Manganiello per mano dei figli del compianto Luigi Manganiello, Paolo e Antonio, e del piccolo Luigi (nipote), e dopo la proiezione in piazza San Lorenzo del film FolleMente, Leo ha incantato il pubblico per oltre un’ora raccontando storie, ricordi ed emozioni.

Edoardo Leo

Edoardo Leo


“Sono profondamente emozionato di vedere la piazza così piena stasera perché sono molto legato a questo tipo di realtà e anche a questa provincia. Mio padre era di Sutri e quando ero giovane vedevo, nelle piazze come voi stasera, i film di Carlo Verdone, che mi ha totalmente ispirato. Pensare che adesso siete tutti qui per me mi emoziona… e non riesco a farci l’abitudine”.

Edoardo Leo ospite del Tuscia Film Fest con Enrico Magrelli

Edoardo Leo ospite del Tuscia Film Fest con Enrico Magrelli


In dialogo con Enrico Magrelli, Edoardo Leo ha ripercorso la sua carriera, fino al secondo film con Paolo Genovese dopo il successo di Perfetti sconosciuti.

“Quando ho letto questo soggetto ho capito che era come Perfetti sconosciuti. Ero di fronte a un film che intercettava qualcosa di trasversale: il primo appuntamento, l’amore, le emozioni che si vivono a tutte le età, a diciotto anni, a quaranta, a settanta. Questo personaggio, a differenza di tanti altri che ho ricoperto, mi somiglia.

Sono contento di essere nato in un contesto popolare, nel senso più bello del termine. E poi ho avuto la fortuna di poter studiare, viaggiare, vedere altri mondi e coltivarmi: questo è un regalo per un attore. Tecnicamente, questo è il film più difficile che io abbia mai fatto. Perché ciò che arriva come semplicità al pubblico, in realtà cela una complessità che sfugge completamente.

Questo film cela un lato profondamente popolare. E popolare per me non ha un’accezione negativa. Il mio insuperato e insuperabile maestro, Gigi Proietti, una volta mi disse una cosa che mi ha segnato per sempre e che cerco sempre di mettere in pratica: ‘Tu puoi mettere in scena il testo più difficile del mondo. Ma puoi fare lo stesso lavoro in due modi: guardando la punta dei piedi e dire “se non capite è un problema vostro”; oppure lo puoi fare a braccia aperte, coinvolgendo gli altri, facendolo capire alle persone’.

Edoardo Leo ospite del Tuscia Film Fest con Mauro Morucci

Edoardo Leo ospite del Tuscia Film Fest con Mauro Morucci


Ecco, popolare è questo, quando si fa cinema e teatro: è farsi comprendere da tutti, da un uomo di cultura e dal mio macellaio che mi dice “me so’ divertito da morì”. Tutti noi abbiamo cercato di imitare Gigi Proietti: è stato un’ispirazione assoluta. Proietti conosceva i testi di cui faceva la parodia quasi tutti a memoria. Quando mi danno una sceneggiatura io mi chiedo: mi piacerebbe come spettatore questo film?”.

“Prima di essere un attore e un regista, sono uno spettatore che ama il cinema, ama vedere i film in piazza. A me certi film hanno cambiato la vita. Quando a 16-17 anni vedi certi film, ti segnano più di coltelli nella schiena… penso ai film di Scola. E questo mio passato da spettatore si riflette nelle scelte da attore e da regista. Per me sarebbe stato più facile fare un’altra commedia che l’Otello, ma io sono felice di averlo fatto. Ho voluto prendere una posizione: come autore, ho voluto assumermi la responsabilità di avere una mia idea sul mondo”.

Edoardo Leo

Edoardo Leo


È un fiume in piena Edoardo Leo, che incanta, fa sorridere e riflettere le oltre mille persone arrivate in piazza ad ascoltarlo. E si racconta, con autenticità, leggerezza e ironia.

“Non vi dovete fare incantare dalle stronzate che sentite. Quando sento parlare di noi attori come privilegiati, penso che la gente guarda, ad esempio, ai miei successi degli ultimi dieci anni, ma io questo lavoro lo faccio da 31 anni. Questi ultimi dieci anni sono il frutto di tutti i no dei precedenti vent’anni. E sono stati più i no che i sì.

È vero, io ho fatto film con i miei idoli: Proietti, Manfredi e Scola. Ma se mi chiedete chi devo ringraziare, vi sembrerò presuntuoso, ma devo dire che devo ringraziare solo me stesso. Quando mi dicono: ‘Tu sei fortunato perché hai fatto della passione il tuo lavoro’, io rispondo che la passione è andare a funghi o giocare a padel. La mia è pura ostinazione, non è fortuna”.

Un Leo ispirato, che a ruota libera si racconta e non smette di guardare incantato una piazza San Lorenzo gremita di persone.

Edoardo Leo

Edoardo Leo


“La vita di un film non è quanto è costato e quanto ha incassato… la vita di un film è anche, anzi soprattutto, questa cosa qui, quella di stasera: la comunità che si è riunita. Il cinema va aiutato, va sostenuto”.

Poi torna alle origini, al suo legame con la provincia di Viterbo, e si sofferma sul potere del racconto.

“Mio nonno di Sutri mi raccontava le storie di caccia, e nei suoi racconti non esistevano nomi ma soprannomi. I suoi racconti iniziavano con ‘eravamo io, Bicchierino, Mezza Calzetta e Pallemosce’ e mi raccontava storie avventurose in cui la valle di Mazzano, nel mio immaginario, era una valle delle Dolomiti.

Ecco, mio nonno è stato la scintilla per l’arte del racconto. Mia nonna Maria diceva sempre il rosario, era così bassa che il suo soprannome era Maria la Presepia.

Edoardo Leo

Edoardo Leo


Ecco, io parto da lì… dalle cose semplici, dalla magia dell’arte oratoria, dalle cose che piacciono e divertono le persone.

Il miglior modo di essere un buon attore e un buon regista per me è quello di ricordare lo spettatore che sono stato, che amava il cinema, si ubriacava di cinema, viveva delle emozioni del cinema”.

Irene Temperini

Edoardo Leo


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15 luglio, 2025

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