Oltre due ore di una commedia amara, in cui è difficile distinguere realtà e finzione, sorriso e tragedia. Battute che contengono insegnamenti di vita, purtroppo mal spesi, e racconti di atrocità e vendette narrati con leggerezza.
Tuscia Film Fest – Fabio Grassadonia e Antonio Piazza
A interpretare i due protagonisti un grande Toni Servillo, nel ruolo dell’ex sindaco Catello Palumbo detto “il preside”, e Elio Germano, che dà corpo, voce e anche gli immancabili occhiali da sole a Matteo Messina Denaro, il boss della mafia catturato dopo trent’anni di latitanza.
Nel film si alternano dramma e ironia, tragedia e sorriso: due facce della stessa medaglia, se è vero – come dice Servillo nel film – che in Sicilia “è il ridicolo a uccidere molto più delle pallottole”.
In piazza San Lorenzo, in dialogo con Enrico Magrelli, i due registi siciliani hanno raccontato genesi e visione del film.
Tuscia Film Fest – Fabio Grassadonia e Antonio Piazza con Enrico Magrelli
Antonio Piazza ha spiegato che il film è stato scritto prima dell’arresto del boss: “Da siciliani i temi di mafia ci interessano. Questo è il terzo film. In questi anni ci siamo fatti tante domande: perché tanti venivano arrestati e non lui. Aveva delle particolarità che lo rendevano unico: era un uomo profondamente intelligente. Quando è stato arrestato, gli hanno trovato tanti libri, 212 dvd, tra cui Antonioni e Rocco Papaleo. Sul comodino c’era Baudelaire. Possiamo dire che rappresenti un ponte tra la mafia tradizionale e il mondo degli affari. Per questo può essere considerato l’ultimo padrino. In un’intercettazione Totò Riina disse: ‘Questo pensa solo ai pali’, riferendosi alle pale eoliche, a conferma del suo interesse per il business e l’intuizione di fare soldi con l’energia eolica”.
Tuscia Film Fest – Fabio Grassadonia
Fabio Grassadonia ha aggiunto: “Studiando il personaggio e il suo contesto emergeva un mondo grottesco. Ci siamo detti: ‘ci siamo fatti mettere in scacco da questa gente’ e ci siamo chiesti ‘che tipo di umanità produce questo?’ Ecco: volevamo far uscire l’essenza di questo mondo, il ridicolo e il tragico insieme. Matteo era il figlio prediletto del padre Francesco, boss assoluto del Trapanese. È stato adottato come figlioccio da Riina e Provenzano, ed ereditava un sistema di protezione. Era colto, si muoveva su altri tavoli. Dirò una cosa brutta ma vera: il mondo che gli ruotava intorno è peggio di lui, più ignobile, perché non paga mai dazio”.
Tuscia Film Fest – Antonio Piazza
Piazza ha poi raccontato del lavoro con gli attori e delle loro differenze: “Immediatamente, insieme al produttore, abbiamo pensato a Elio Germano e Toni Servillo. Hanno un approccio diverso alla sceneggiatura e alla regia. Germano, per prepararsi, si è trasferito in Sicilia molto tempo prima delle riprese, per perfezionare l’accento, che non è quello palermitano come il mio, ma il castelvetranese”.
Irene Temperini
















