Dopo un attimo di incredulità, la famiglia ha scelto di non insistere e ha pranzato in un altro ristorante poco lontano. “Un brutto episodio – ha raccontato la madre – ma non vogliamo farne un caso. Abbiamo ricevuto tanta solidarietà, soprattutto dai tifosi della Lazio”.
La vicenda, finita sui social, è diventata virale. Tra i tanti messaggi di solidarietà, è arrivato anche un post ufficiale della ss Lazio, pubblicato su X: “Cara Emma, abbiamo letto la tua storia e ci ha colpito profondamente. Non riusciamo nemmeno a immaginare quanto sia stato brutto sentirsi dire di non poter entrare in un locale solo perché indossavi con orgoglio il cappellino e una maglietta con i colori della tua amata Lazio.
Per questo, abbiamo pensato di invitarti a Formello, nel cuore della nostra casa, per stare insieme alla squadra, allo staff e a chi lavora ogni giorno per rendere speciale questa maglia. Sarai la benvenuta perché chi ama la Lazio è parte integrante della nostra storia.
Ti aspettiamo a braccia aperte.
Con affetto,
Società sportiva Lazio”.
Anche diversi cittadini pescaresi si sono scusati per quanto accaduto, prendendo le distanze da un comportamento che definiscono “contrario a educazione e rispetto”.












